Eclettico, dissidente, discontinuo e disallineato, Diego Cugia sa spingere la penna fino ai meandri più oscuri di tante anime tormentate, riesumando ed esasperando, nei suoi romanzi, pulsioni ancestrali e mistificazioni contemporanee.
24 nero, il suo ultimo romanzo, edito da Mondadori, è un tuffo a capofitto nella vita di un giocatore compulsivo, uno di quelli che, letteralmente, possono vendersi la madre per un giro di carte. Alla mancanza di volontà del protagonista, che non sa e non può redimersi, che anzi titilla il suo vizio allettato dai facili guadagni, fa da contraltare l’inquietante silhouette della prima donna, volitiva ed anaffettiva, macchina da guerra pilotata da una volontà di ferro.
Non ci sono personaggi positivi in questo romanzo per palati forti, in cui ognuno è solo con i propri fantasmi e fa strame della propria vita per inseguire una chimera, un sogno torbido, una pulsione cupa. Le famiglie da cui provengono i due antieroi sono moderne nel senso deteriore del termine: il rapporto figli genitori è sempre malato per l’invadenza o l’evanescenza di madri inquiete e di padri assenti o, al contrario, troppo presenti.
Il gioco d’azzardo troneggia in ogni pagina: anche quando il protagonista parla, soffre, vive comunque una vita “reale”, le sue dita si muovono sul pantalone come se stessero cliccando, perchè è proprio nella dissolvenza compulsiva delle puntate su Internet che riesce ad uscire fuori da sé e dai suoi problemi. Anche la sua vita è ormai uno schema:
“Ha capito che cosa non funzionava nei suoi amori: le battute. Non c’era scampo. Ogni storia la clonazione della precedente. Gli stessi, immancabili stupori, il riconoscimento superficiale e disavveduto delle affinità e la rimozione dei contrasti che sarebbero affiorati insolenti dopo i primi screzi. Soprattutto i dialoghi, l’avvilente limitatezza di quei “per sempre”. Tutto già rimasticato, il suo vocabolario sentimentale per primo. Quante volte aveva raccontato le stesse storie con l’avidità narcisista di chi finge di svelare all’altro episodi ritriti del passato?”
Sarà però il destino, nei panni di un evasivo Jean- Luc, a giocare d’azzardo con lui

Benedetta Colella








