La carnalità, quella pulsione primaria che accelera i battiti del cuore, che resuscita la ferinità originaria dell’uomo, è un mistero che si bea dei suoi riti.
In tre versi, Ungaretti intaglia il suo sogno erotico, che si apre con il rapido movimento di gambe di una donna conscia della propria femminilità. Quel che di ammiccante, di seducente, di morboso intercorre nel rapido gesto trascende il tempo, si cristallizza nel baluginio di un ricordo.
E’ una dea, questa donna procace, ma non è Venere, l’inflazionata divinità dell’amore. Esercita potere, non seduzione, tormenta, non appaga. E’ Giunone, dunque, a dare il titolo a questa breve e pulsante poesia, contenuta in Sentimento del tempo e datata 1931.
Leggiamola scandendo bene le parole, con lentezza, come se il corpo, tutto preso nella contemplazione dolorosa, trovasse difficile anche solo articolare le parole:
Tonda quel tanto che mi dà tormento
la tua coscia distacca di sull’altra…
Dilati la tua furia un’acre notte!
Leggete quanto martellante sia la serie di dentali del primo verso? La lingua batte dove il dente duole (e non solo in senso metaforico). Si sente il pulsare ritmico del sangue in questo endecasillabo.
La coscia, feticcio dell’eros, compare solo nel secondo verso, rafforzata dal richiamo della s impura nel verbo successivo (Tua CoScia diSTaCCa) con effetto assolutamente icastico. Pare quasi di visualizzare la scena e il poeta, soggiogato spettatore, è sul punto di rivolgere a Giunone la sua preghiera laica, non prima che i tre puntini sospensivi lascino intravedere lo sbigottimento e il tormento di Ungaretti.
Ed eccoci alla chiusa, di latente matrice masochistica. Ungaretti, con un occhio ai classici, attende il divino furore della donna, quella follia irrazionale che è un lasciarsi andare ed insieme un pretendere le emozioni altrui per farne strale, e a questo, come se fosse indipendente da Giunone stessa, rivolge la sua esortazione affinchè la notte, una notte acre di battaglie d’amore, diventi infinita. Quanto Bergson c’è in quest’ultima considerazione! Il fotogramma iniziale, fatto di un rapido movimento di gambe che l’attesa fa sembrare eterno, diventa preludio alla dolce agonia della sera.

Benedetta Colella








