Col nome di Rodrigo (ogni riferimento al papa Borgia è…causale!) di Castiglia, Belfagor cercò moglie e scelse una fanciulla dal nome antifrastico di Onesta Donati, di blasonata anche se non abbiente famiglia.
Lasciamo la parola all’autore cinquecentesco per sapere come la fanciulla seppe approfittarsi dell’amore e della liberalità del suo sposo:
“ Haveva mona (donna) Onesta portato in casa di Roderigo, insieme con la nobilità et con la belleza, tanta superbia che non ne ebbe mai tanta Lucifero; et Roderigo, che aveva provata l’una et l’altra, giudicava quella della moglie superiore; ma diventò di lunga maggiore, come prima (non appena) quella si accorse dello amore che il marito le portava; et parendole poterlo da ogni parte signoreggiare, sanza alcuna piatà o rispetto lo comandava, né dubitava (esitava), quando da lui alcuna cosa gli era negata, con parole villane et iniuriose morderlo: il che era a Roderigo cagione di inestimabile noia (dolore).
Amore e senso dell’onore congiuravano per mantenere in piedi un matrimonio. Quanto gli costò Onesta! Vestiti, suppellettili, donativi alla famiglia Donati (ancora un nomen omen!), esosissimi carri carnascialeschi (anche questo riferimento è totalmente calato nella Firenze cinquecentesca). Più la accontentava, più la donna avanzava pretese: basti dire che i diavoli che avevano scortato Belfagor fingendosi suoi servi preferirono di gran lunga tornare all’Inferno che convivere con quella donna capricciosa.
Il dissesto finanziario che sconvolse Rodrigo fu ancora una volta imputabile alla donna, che aveva convinto il marito a darsi al commercio affidando le proprie navi agli inetti fratelli: uno perse al gioco l’intero carico, l’altro non assicurò la barca, che fece naufragio trascinando alla morte il Donati e tutte le merci (i rischi del commercio, già presenti nella letteratura latina, erano oggetto di riflessioni profonde nella produzione letteraria dell’epoca).
Piuttosto che soggiacere alle rivendicazioni dei creditori, Rodrigo preferì fuggire, offrendo il destro per una pagina molto divertente in cui la fuga rocambolesca è condotta prima in carrozza, poi a cavallo, in seguito a piedi, infine mimetizzato, con l’aiuto di un contadino coraggioso, Gianmatteo del Brica, sotto un cumulo di letame.

Benedetta Colella








