Per ringraziare il suo salvatore, organizzò una vera truffa. In un periodo in cui ogni stranezza comportamentale era imputata alla “possessione” di un demonio, Belfagor promise che si sarebbe impossessato delle anime di alcune donne accettando come unico esorcista il suo amico Gianmatteo del Brica.
La prima vittima fu una fiorentina, figlia di Ambrogio Amidei: da un momento all’altro cominciò a parlare latino, a discorrere di filosofia (che stilettata alle donne dotte dell’epoca!), a individuare i peccati di tutti (anche di un frate che manteneva la giovane amante in convento travestita da novizio. Questo particolare boccaccesco è raccontato en passant, quasi un omaggio al genio della novellistica italiana). La situazione era disperata: così Gianmatteo, presentatosi come esorcista, ebbe facile successo. Belfagor decise allora di alzare la posta e avvertì il suo compare che la prossima indemoniata sarebbe stata la principessa di Napoli e che, con la ricca ricompensa del re, si sarebbe concluso il loro sodalizio.
Gianmatteo si sarebbe certo appagato della ricca ricompensa ottenuta dal sovrano e non avrebbe certo continuato sulla via dell’esorcismo se non fosse giunta notizia che una figlia di Ludovico VII, re di Francia, era spiritata e che il sovrano in persona chiedeva di lui come del miglior esorcista dell’epoca. La preghiera si mutò in richiesta e la richiesta in comando: se del Brica non avesse guarito la fanciulla, il re lo avrebbe fatto impiccare.
Gianmatteo, però, non ne era assolutamente in grado. Non solo. Belfagor voleva infatti dimostrare il suo potere dopo le due recenti sconfitte simulate e rispose alle suppliche dell’amico con ulteriori minacce. Vistosi alle strette, l’esorcista prova dunque una nuova tecnica, che inizialmente lascia stupiti i lettori: chiede a Ludovico VII di allestire un palco sontuoso in piazza e di convocare i notabili la domenica mattina per ascoltare una messa solenne, accompagnata da una banda di almeno venti persone munite di trombe, corni e tamburi e pronti a far frastuono al suo cenno. Così fu fatto. Belfagor, sconcertato da tanta pompa, si avvicinò a sussurrare ulteriori minacce a Gianmatteo, che non lo degnò di risposta, ma fece cenno che cominciassero i rumori. Sempre più insospettito, il diavolo chiese di nuovo che cosa stesse succedendo. “Ahimè!” rispose l’altro “è tua moglie che viene a ricercarti!
Fu incredibile vedere quanta ansia diede a Belfagor la notizia: senza pensare per nulla alla verisimiglianza della rivelazione, fuggì lasciando libera la ragazza e preferì tornare all’inferno a render conto del fallimento della sua missione piuttosto che scontrarsi di nuovo con quei dispettucci, fastidi, ripicche, pretese che funestano ogni matrimonio.
“ Et così Belfagor, tornato in inferno, fece fede de’ mali che conduceva in una casa la moglie. Et Gianmatteo, che ne seppe più che il diavolo, se ne ritornò tutto lieto a casa
.”

Benedetta Colella








