Il meglio della poetica di Italo Calvino è a mio avviso contenuto nelle avvincenti “Lezioni americane”, mai discusse dall’autore, morto alla vigilia della sua partenza.
Calvino inizia la seconda delle sue lezioni raccontando un aneddoto (nel racconto, infatti, si esplica la grazia inarrestabile dello scrittore).
Pare che Carlo Magno, oramai anziano, si fosse invaghito perdutamente di una ragazzina del posto. L’imbarazzo dei sudditi era tangibile, ma l’imperatore non sapeva tacitare i suoi sentimenti. Quando la fanciulla morì, i collaboratori tirarono un sospiro di sollievo: il sovrano avrebbe smesso di rendersi ridicolo.
Non fu così: il corpo della giovane venne mummificato e venerato con devozione dal sovrano. In un’epoca suggestionata da magie e malefici, l’arcivescovo Turpino, sospettando qualche sortilegio, ispezionò la salma e rinvenne, proprio sotto la lingua, un anello con pietra preziosa.
Immediatamente lo fece sparire e, miracolosamente, la macabra venerazione ebbe termine. Il rimedio fu peggiore del male: da quel momento, Carlo impazzì d’amore per Turpino. Evidentemente l’oggetto catturava con troppa forza i sensi del re. Non restava che sbarazzarsene. L’arcivescovo lo gettò via, nelle acque del lago di Costanza. Fu così che Carlo Magno si affezionò a quel luogo tanto da trascorrere, meditabondo e nostalgico, la sua vecchiaia passeggiando sul lungolago.
Il messaggio che emerge dal racconto è evidente: ci sono oggetti che esercitano un’attrazione inspiegabile nell’uomo. La famosa coperta di Linus, simbolo totemico della ricerca di sicurezza, nasce da un’esigenza umana di riconoscersi e trarre forza da alcuni oggetti da noi caricati di significati speciali.
C’è chi si presenta con lo stesso vestito ad ogni prova impegnativa, chi si sente perso senza i suoi monili, chi confida alle piante ogni sensazione. L’esempio più calzante afferisce all’infanzia: ogni bambino ha un suo giocattolo preferito, non necessariamente più bello e più costoso degli altri. Donald Winnicott, che ha studiato la questione, parla di “oggetto transizionale”: il giocattolo permette la crescita del bimbo che da un rapporto simbiotico con la mamma, da cui è indistinto, ad una presa di coscienza di sé. Con il giocattolo, fa le prime prove di socialità, trasferendo ad un oggetto inanimato le aspettative e le paure del suo mondo di bambino.
Letteratura Italiana
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in: Calvino
L'anello di Carlo Magno
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