L'ultima estate

Il romanzo di esordio di Cesarina Vighy

Il primo romanzo è uno scoglio su cui si infrangono le aspettative di moltissimi amanti delle Belle Lettere. La prima censura, quella più terribile, nasce da noi stessi, perfezionisti fino all’afasia, orgogliosi tanto da non poter sopportare le inevitabili stroncature.
Meglio non scrivere ed illudersi che si pecchi solo di abulia.
Poi si arriva ad un punto della vita in cui la malattia, la vecchiaia, la sofferenza sfrondano di ogni alloro la scrittura, che diviene una necessità brutale di far chiarezza innanzitutto a se stessi e di lasciare un’orma nella vita che fluisce via.
Con questo spirito Cesarina Vighy ha incominciato il romanzo della sua vita, riconoscibile pur sotto il lieve velo della finzione letteraria, e l’ha focalizzato nei due momenti fondamentali: infanzia e vecchiaia. Il resto è solo una parentesi di ansie lavorative, doveri familiari, ritmi ansimanti in cui difficilmente si può cogliere il fascino dell’esistenza.
La Vighy lo afferma a chiare lettere:

“Lo so che quando si invecchia i ricordi indietreggiano, i pensieri tornano via via alla maturità sprecata, alla giovinezza sbagliata, alla straziante adolescenza, all’impotente infanzia”.

A metà strada fra saggio e romanzo, “L’ultima estate” è gremito di aneddoti, aforismi, curiosità accumulate in anni di appassionato lavoro in biblioteca. Mentre le capacità vitali regrediscono con il minaccioso avanzare di una malattia degenerativa (“Camminare eretti e parlare, due facoltà che hanno fatto della scimmia un uomo: io le sto perdendo entrambe. Restano l’inutile pollice sovrapponibile e l’insopportabile coscienza di me”), la mente, lucida, ripropone immagini e suggestioni letterarie. Flaubert che dà alla sua vogliosa amante appuntamento a dopo la stesura di pag.94, Ciajkovskij che compone musica per la sua benefattrice senza incontrarla mai, Madame de Stael che visita spesso il mausoleo in cui i genitori, imbalsamati e seduti, incombono anche da cadaveri sulla sua vita non sono certo personaggi del libro, ma aleggiano fra i ricordi, preziosi come e più di certi aneddoti di famiglia.
Indimenticabili le pagine in cui la natura del male acquista consistenza, diventa da timore ipotesi e da ipotesi certezza, producendo sensazioni ambivalenti tra l’orgoglio, la rassegnazione e la ribellione.

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