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Autunno: due poesie di Cardarelli a confronto

Nostalgia o inquietudine? Dipende dai momenti

Primavera e autunno, lontani dai rigori dell’inverno e dall’afa dell’estate, sono le stagioni che più facilmente si identificano con gli stati d’animo dell’uomo.
Quel senso di attesa ineluttabile, ora gioiosa, ora nostalgica, si attaglia bene all’indole riflessiva dell’essere umano che, più di agire, gode di contemplare, riflettere, programmare.
Per Vincenzo Cardarelli, l’autunno si identifica con Ottobre, il mese dai colori più belli, il mese dai cambiamenti più impercettibili eppure irrevocabili.
Nella poesia famosa che vi ripropongo qui sotto, tutto è finito. Il sospetto che l’estate stava sfuggendo, sollecitato dai venti agostani e dalle piogge settembrine, è diventato certezza: ottobre “passa e declina” come l’estate, come la stagione della vita piena e vera. È un addio, al sole come alle forze della piena maturità ed è struggente e doloroso come tutti i saluti irrevocabili.

Autunno. Già lo sentimmo venire
nel vento d’agosto,
nelle pioggie di settembre
torrenziali e piangenti
e un brivido percorse la terra
che ora, nuda e triste,
accoglie un sole smarrito.
Ora che passa e declina,
in quest’autunno che incede
con lentezza indicibile,
il miglior tempo della nostra vita
e lungamente ci dice addio.
Vincenzo Cardarelli

Ma ecco che l’umore cambia, ecco che l’addio diventa piacevole, voluttuoso, quasi. Con il passare del tempo, cambia per Cardarelli il sapore stesso dell’autunno.
Mai referenza oggettiva fu più esplicita: la maturità del poeta ha il dolce sapore del mosto e del vino, sancisce la fine degli affanni sentimentali e lavorativi, non è più attesa, come nella poesia precedente, ma abbandono. Quel che è fatto è fatto, con tutto il suo carico di stanchezze ed ardori. Ora, dopo aver seminato, coltivato e raccolto, al contadino e all’uomo non resta nessun impegno a cui ottemperare.
Le ore diventano oziose, dolcemente, lungamente, tranquillamente oziose.

Ottobre
Un tempo, era d’estate,
era a quel fuoco, a quegli ardori,
che si destava la mia fantasia.
Inclino adesso all’autunno
dal colore che inebria;
amo la stanca stagione
che ha già vendemmiato.
Niente più mi somiglia,
nulla più mi consola,
di quest’aria che odora
di mosto e di vino
di questo vecchio sole ottobrino
che splende nelle vigne saccheggiate.

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