Che cos’è la vita?
E’ davvero una condanna a morte con rinvio indefinito?
E ha senso allora arrabbattarsi, sgomitare, smanettare, quando sicuramente ci aspetta, in fondo al nostro percorso, la tragedia della malattia e della morte?
Belli, da sempre in prima fila contro il vano sfarzo degli uomini, teorizza, con un’immagine assieme figlia del suo tempo e valida ancor oggi, che l’uomo sia assimilabile ad un chicco (vago) di caffè, in corsa con gli altri verso la polverizzazione del macinino.
Li vedi rincorrersi, saltellare, girare dall’una all’altra parte per finire poi, irreversibilmente, frantumati dal macinino.
Il dialetto romanesco esalta l’icasticità dell’immagine.
L’ommini de sto monno sò ll’istesso
Che vvaghi de caffè nner mascinino:
C’uno prima, uno doppo, e un antro appresso,
Tutti cuanti però vvanno a un distino.Spesso muteno sito, e ccaccia spesso
Er vago grosso er vago piccinino,
E ss’incarzeno, tutti in zu l’ingresso
Der ferro che li sfraggne in porverino.E ll’ommini accusì vviveno ar monno
Misticati pe mmano de la sorte
Che sse li ggira tutti in tonno in tonno;E mmovennose oggnuno, o ppiano, o fforte,
Senza capillo mai caleno a ffonno
Pe ccascà nne la gola de la morte.
(Gli uomini di questo mondo sono come chicchi di caffè nel macinino: uno va prima, uno dopo e uno ancora più in là, ma tutti quanti vanno verso un solo destino. Spesso cambiano posto e il chicco grosso spesso spinge quello piccolo e si affollano tutti sulla bocca dello strumento che li frantuma in polvere. Anche gli uomini vivono così in questo mondo, mescolati per volontà del destino, che li rigira tutti a tondo; e mentre tutti si muovono o piano o forte, senza capirlo mai scendono al fondo, per cascare nella gola della morte)

Benedetta Colella








