Il nonno della fiction: l'Orlando Furioso

Il capolavoro di Ariosto declamato nelle piazze

Il grande cinema ha lambito anche L’Aquila.
Su gentile, anzi commovente, disponibilità degli attori e dei registi che hanno spopolato a Venezia, alcuni film non ancora presenti nelle sale sono stati proiettati nella mia città martoriata.
Stasera, abbiamo assistito rapiti al bellissimo Baaria di Giuseppe Tornatore, la storia di un duro e puro del comunismo e, con la sua, quella della nostra Italia.
In una delle sequenze più commoventi, il padre del protagonista, circondato da ampia folla (una costante del film e del passato: la vita in comunione, nelle piazze, nelle strade, prima che televisione, egoismo e paura ci richiudessero tutti nelle prigioni dorate dei nostri appartamenti), declama con enfasi brani tratti dall’Orlando Furioso.
Ogni conversazione si zittisce; le vicende di Orlando, sapientemente narrate, colpiscono la fantasia di bimbi ed adulti. Del resto, la tradizione siciliana dei pupi affonda le sue radici proprio nelle gesta narrate da Boiardo e poi da Ariosto.
Questo era il ruolo dell’epica nel passato: far sognare ed insegnare, narrare e radunare. Il boom televisivo è coinciso con l’agonia dell’epos, perché le storie seriali del passato sono state dotate di immagini e private di contenuti, shakerate secondo logiche di marketing e di audience e riproposte nelle case ai nipoti di quelle stesse persone che dall’ascolto delle ottave ariostesche traevano gioia e conforto.

Commenti dei lettori

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  • Gerry

    18 Oct 2009 - 00:24 - #1
    0 punti
    Up Down

    Grazie!
    In pochi hanno colto questo collegamento che secondo me è centrale nell’interpretazione del film, forse non è un caso che Tornatore abbia scelto proprio Arosto in quella scena.
    Il poeta (come ci spiega anche Calvino) considerava la letteratura come una “macchina narrativa combinatoria”, gli elementi di una storia hanno vanno considerati in modo a se stante ma vanno a formare, attraverso una lettura trasversale dei singoli temi, un sottile e raffininato filo logico conduttore.
    Ed è proprio quello che possiamo osservare in Baaria, l’apparente indipendenza delle varie scene che vanno ricombinate con grande attenzione dello spettatore e che formano meccanicamente uno spacccato di quegli anni e ci narrano di un passaggio generazionale.
    Come ne l’”Orlando furioso” le scene sono frammentate e vi è una visione molto corale dei molteplici personaggi.
    E’ un film che va segiuto con atenzione, un fiml che pretende un publico attento e preparato.
    La genialità di Tornatore è anche quella di saper parlare di situazioni drammatiche in modo ironico, è non deve essere presa (come molti fanno) per superficialità, ma come una finezza narrativa che denota una grande abilità, caratteristica comune a grandi poeti come Boccaccio e lo stesso Ariosto.

    In definitiva è un film di nicchia e, finalmente, un film non banale, che ripudia un publico intellettualmente passivo.
    Bello.

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