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Dai un bacio a chi vuoi tu

I racconti di Giusi Marchetta, premio Calvino 2007

Un libro è più di un arbitrario sterminio di alberi.

Anche se talvolta certa editoria commerciale sembra dimenticarsene, un libro non è solo evasione, ma anche introiezione, scavo psicologico, conoscenza del mondo.
A questi requisiti risponde bene la sorprendente opera prima di Giusi Marchetta, classe 1982, che si confronta con una silloge di racconti. Scrivere un racconto è difficile: si ha poco tempo per delineare i personaggi in modo tale che trovino posto nel cuore del lettore, si ha poco spazio per divagare, preparare, accompagnare l’azione.
C’è poca trama, infatti, ma tanto sentimento in queste storie.
Due racconti, su tutti, meritano attenzione e lode. Dai un bacio a chi vuoi tu, il racconto eponimo, dà voce ai turbamenti e alla disperazione di un giovane pedofilo, che non abusa dei bambini, ma se ne sente irresistibilmente attratto.
Si rincorrono nella testa del protagonista orrore di sé, tenerezza agrodolce per l’infanzia e, annidato in fondo al cuore, quel pensiero osceno, che lo turba e lo porta quasi alla pazzia.

Intanto sbadigli, pisci, dormi, corri, impacchetti, ti radi, leggi, ti masturbi, ma poco, attento, poi smetti del tutto, vai al cinema, studi, bevi, fumi, telefoni a gente che non vuoi vedere. Intanto cerchi di vivere, ma il pensiero è sempre là che ti rode il cervello finché non ti accorgi che tutto quello che fai lo fai per finta.

Partecipando a tanta lotta interiore, l’autore smette di essere giudice ferreo di una pulsione vile quante altre mai e si mette angosciosamente in quei panni scomodi, saggiando a pieno la difficoltà di essere casto e desiderare l’indesiderabile.
In “Limbo”, il racconto che chiude il libro, c’è un altro “diverso suo malgrado”: un giovane brioso e autoironico che, per un incidente (non sapremo mai quale. Proprio su queste curiosità morbose muove il sarcasmo dell’autrice), non potrà più camminare, fino a quando una provvidenziale operazione lo guarirà. Dalla sua sedia a rotelle, spia così le ipocrisie, gli imbarazzi, le gaffes, la facile pietà della gente comune ed è lui, la vittima, a provare per la società un identico sentimento di orgogliosa commiserazione.
I personaggi più vividamente descritti, però, sono, in tutti i racconti, i bambini, macchiette colorate e divertenti, deboli e scaltre, orgogliose e disperate, coraggiose, sempre, perché a vivere in questo mondo ci vuol davvero coraggio.

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