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Eduardo Galeano

romanziere e saggista caratterizzato da un intenso impegno politica, Eduardo Galeano è da molti anni una della voci più interessanti dell'America Latina.

Eduardo Germán Hughes Galeano, è nato a Montevideo il 3 settembre del 1940. A 14 anni comincia a lavorare come vignettista e, qualche tempo dopo a pubblicare articoli. Come molti scrittori sudamericani, prima di approdare alla fama, fa un po’ di tutto: il cassiere, l’operaio in una fabbrica di insetticida,. Diventa poi redattore capo della rivista Marcha, alla quale collaborava anche Mario Benedetti e nel 1964 Galeano è direttore del quotidiano Epoca.

Nel 1971 pubblica “Le vene aperte dell’America Latina”, un’opera fondamentale per capire le amarezze e le traversie del continente sud-americano, da sempre il “cortile di casa” degli Stati Uniti. L’opera viene tradotta in diciotto lingue e frutta all’autore la notorietà internazionale.

Nel 1973, dopo il golpe, deve fuggire; trova riparo in Argentina, dove fonda e dirige una rivista, Crisis, che raggiunge una vastissima diffusione e a cui collabora fra gli altri il poeta Juan Gelman. Quando nel 1975 Jorge Videla restaura la dittatura nel Paese, Galeano, messo sulle liste nere, deve riparare in Spagna, una Spagna che si apprestava a diventare democratica; lì collabora a riviste spagnole, con uan radio tedesca e una canale televisivo messicano.

In Spagna scrisse “Giorni e notti di amore e di guerra” sui difficili giorni in Argentina e Uruguay e cominciò il cammino che lo porterà a scrivere “Memoria del fuoco”, una trilogia composta e pubblicata fra il 1982 e il 1986, un esaustivo affresco della storia latino-americana dall’epoca precolombiana ai nostri giorni.

Nel 1985, caduta la dittatura, Eduardo Galeano può finalmente tornare in patria e nel 1988 pubblica “Il libro degli abbracci”, un’opera più sottile e intimista della precedente. Seguono i libri “Parole in cammino” (1993), “Splendori e miserie del gioco del calcio” (1995), “A testa in giù – la scuola del mondo alla rovescia” (1998), con i quali l’autore continua la sua appassionata lotta per un mondo senza più ingiustizie e sperequazioni, fra popoli e persone che hanno tutto e molto più di tutto e quelli che non hanno nemmeno l’essenziale.
Fa eccezione “Splendori e miserie del gioco del calcio”, in cui Galeano, che da piccolo voleva diventare calciatore (e santo), entra a far parte di quella schiera di narratori che hanno poetizzato e esaltato in letteratura il gioco del calcio.

Nel 1999 è stato insignito del Premio per la libertà culturale della Fondazione Lannan.