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Le donne di Amado

forti, sensuali magiche: da Gabriela a Dona Flor, tutte le protagoniste del grande scrittore.

Forse nessun’altra letteratura ha saputo ritrarre le donne e la loro femminilità come quella sudamericana: come personaggi, oggetto del desiderio e autrici, le sudamericane occupano un posto a sé.
Le donne di Amado sono fra le più indimenticabili: vitali e innocenti, lussuriose con gusto, ma senza mai cedere a chi non piace loro se non proprio costrette, capaci di sopportare terribili calamità quando gli uomini smettono di recitare la parte dei duri e se ne scappano con la coda fra le gambe (memorabile la parte del vaiolo debellato dalle prostitute in “Teresa Batista stanca di guerra”).
La famosa Gabriella, garofano e cannella, faceva l’amore spensieratamente e preparava deliziosi manicaretti; ma quando il buon Nacib pensa di far di lei una signora, credendo in buona fede di farle del bene, di elevarla, lei appassisce, come un fiore selvatico messo improvvisamente in una serra, finché non ritrova la libertà.

“Barca su mare tranquillo, navigazione in golfo sereno, isola coltivata di verdi canne da zucchero, di piantagioni colorate di pepe”
Così la descrive Amado.

Teresa ammazza il “capitano” che la trattava come una bestia, un animale domestico, sgozzandolo con il coltello per tagliare la carne secca. E, molto più tardi, quando ormai ne ha passate di tutti i colori, organizza con le compagne “lo sciopero del canestro” e i marinai americani sbarcati a Bahia devono accontentasi di una vecchia sdentata e in città rischia di succedere il finimondo.
Le donne di Amado, però, anche nella lotta, rimangono sempre femmine. Non si danno arie da intellettuali; la semplicità e loro forza: forse non conoscono molti libri, ma conoscono la vita.

Dona Flor ha un coraggio diverso, non deve affrontare la violenza fisica, ma quella delle chiacchere: quelle di chi la vorrebbe vedova a vita e quelle di chi pensa che sia un bocconcino facile perché è rimasta sola. Barcamenarsi fra la sicurezza e il dovere e la passione, fra il buon onesto Teodoro e l’inaffidabile, ma affascinante Vadinho.

Se queste sono le più famose, ve ne sono molte altre: Livia, la moglie di Guma, il maestro di saveiro della novella “Mar Morto”, che alla morte del marito, con l’amica Rosa Palmerao prende in mano il vascello e continua il suo lavoro, per dare un futuro al figlio; e ancora Dora, la bambina-donna dei Capitani della spiaggia, che a questi ragazzi perduti dona il calore e il conforto tutto femminile della madre, della sorella che non hanno mai avuto; e molte altre.

Tante stelle, che con il loro passo, la loro passione e la loro allegria, mostrano al navigante errabondo la rotta imprevista della felicità.