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Alla scoperta di Paco Ignacio Taibo II

vulcanico e poliedrico, uno dei migliori scrittori latino-americani attuali

Prendete uno scrittore paffutello, salgariano doc – quando è stato a Genova ha chiesto come mai il sindaco di Ventimiglia non abbia dedicato un monumento al Corsaro Nero e perché per il Signore di Roccabruna, papà di Jolanda la figlia del corsaro Nero, non ci sia posto sul lungomare della cittadina ligure – goloso di coca-cola, di solide tradizioni famigliari antifrantichiste, storico di fama nazionale in Messico; fate un frullato di tutto questo e otterrete Paco Ignacio Taibo II.

Taibo ha scritto qualcosa come 50 volumi – romanzi, raccolte di racconti, fumetti, reportage giornalistici, opere storiche – pubblicati in più di venti paesi. Il nonno paterno, Benito Taibo, era un dirigente socialista che aveva partecipato all’insurrezione del 1934 in Spagna e poi alla guerra civile del 1936; il fratello della nonna paterna era direttore del quotidiano socialista “El Avance” ed entrambi furono, per le loro idee e attività politiche, ospiti delle prigioni franchiste. Il nonno materno nel 1934 contrabbandava armi per gli anarcosindacalisti e poi, durante la guerra civile, armò un peschereccio con cui combattè la sua guerra contro il franchismo fino a quando non morì con tutto l’equipaggio quando la sua nave venne affondata. Poi il padre, Paco Ignacio Taibo, scrittore e giornalista, che sarà costretto ad aggiungere un “I” dopo il cognome quando il figlio inizierà a pubblicare libri.

Con una famiglia così, la strada era quasi obbligata; il piccolo Paco nasce a Gijón, nelle Asturie, l’11 gennaio 1949, e all’incirca all’età di dieci anni si trasferisce con tutta la famiglia, in fuga dal franchismo, nell’accogliente e tollerante Messico. A Città del Messico, città a volte detestata e quasi sempre amata, presente quasi come un altro personaggio in molti suoi romanzi, Paco si fa le ossa nella militanza politica studentesca e quindi si dedica al giornalismo, che tutt’ora pratica. Laureato in sociologia, lettere e storia, vivrà da protagonista le drammatiche vicende del ‘68 messicano, con l’eccidio di Piazza delle tre Culture (quando l’esercito sparò su una manifestazione pacifica provocando una strage e diede il via alla repressione del movimento studentesco).

In Messico è considerato fra i maggiori storici, ma si è fatto conoscere soprattutto per i numerosi romanzi; ricordiamo fra gli altri: “Héroes convocados: manual para la toma del poder” (1982, tradotto come “Eroi convocati”), Arcangeli (1998, storia di dodici rivoluzionari eretici del XX secolo), “La Bicicletta di Leonardo” (1993), Ombre nell’ombra (1986), “Te li do io i Tropici” (2000).

La fama mondiale è però legata a due opere: il ciclo del detective messicano Héctor Belascoáran Shayne e la biografia di Che Guevara “Senza perdere la tenerezza” (1997), considerata la migliore mai uscita. Belascoáran Shayne è uno strano tipo di detective, uno che a trentun’anni sente il bisogno di cambiare vita, lascia un ottimo lavoro come ingegnere alla General Electric, si separa dalla moglie, e si inventa investigatore privato. Uno che, nel corso dei vari romanzi viene segnato, nel fisico e nell’animo da tutto quel rovistare nella spazzatura che il suo lavoro implica, ma che rimane in qualche modo sempre a galla.

Con Belascoáran protagonista sono usciti in Italia: Giorni di battaglia (Tropea, 1998), Il fantasma di Zapata (Tropea 1998), Qualche nuvola (Tropea, 1998), Niente lieto fine (Tropea, 2001), Stessa città, stessa pioggia (Tropea 2003), Fantasmi d’amore (Tropea 2004).