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Piccole infamie

un misto di giallo e satira sociale, fra Agatha Christie e Almodovar. Di Carmen Posadas.

Eh, sì, si rimane veramente catturati da questo piccolo libro, nel quale, Carmen Posadas, abile manipolatrice, riesce ad invischiarci dalla prima all’ultima pagina.

Quasi un esercizio di stile; tanto più difficile poiché l’omicidio viene commesso nelle prime pagine e quindi bisogna tenere desta l’attenzione ripercorrendo sapientemente gli accadimenti a ritroso. Non è nemmeno certo, fino alla fine, se si sia trattato di un assassinio o di un incidente, quello in cui il cuoco Nestor Schaffino, di origine napoletana, si è trovato rinchiuso a congelare in una cella frigorifera, con “i baffi più duri che mai, tanto che una mosca vi avrebbe potuto camminare sopra come un condannato su una passerella di una nava pirata”, come scrive l’autrice.

Il fatto è, che tutti o quasi gli invitati della sontuosa cena che si svolge nella villa del mercante d’arte Ernesto Teldi, avevano qualche motivo per desiderare la morte dello chef: ognuno aveva commesso qualche piccola infamia nel corso della sua vita: niente di veramente terribile, in tutti i casi qualcosa che avrebbe potuto sgretolare quella facciata di rispettabilità che si erano con tanta fatica costruiti.

E tutti credono che Nestor sia al corrente delle loro debolezze e che ne voglia trarre profitto: proprio lui, che si era ripromesso sempre di farsi fatti suoi !

Una maga chiromante, originaria di Bahia funge da coro delle streghe di Macbeth, predicendo al cuoco che morirà per ghiaccio e contribuendo a creare un’atmosfera fra il grottesco e l’inquietante; la narrazione non abbandona mai però il tono leggero che rende tanto gradevole un romanzo che passa agevolemente dal giallo alla satira sociale e ritorno; come dicono, una volta tanto veridicamente, le note di copertina, un misto fra Agatha Christie e Pedro Almodovar.

L’autrice, da parecchi anni in Spagna, è di origine uruguaiana e ha girato il mondo assieme al padre diplomatico, vivendo anche, per un certo periodo, a Buenos Aires: ciò spiega i frequenti accenni ai desaparecidos argentini e alla musica latino-americana.