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Mar Morto - di Jorge Amado

la lotta dei pescatori del porto di Bahia, fra vita quotidiana ed epica

Scritto nel 1936, “Mar Morto”, è un libro particolare nell’opera di Jorge Amado. Il romanzo, infatti, tende ad essere inserito dai critici nella prima fase della sua produzione, quella dedicata alla tematica delle lotte sociali e maggiormente influenzata dalla visione socialista che l’autore aveva della storia e della società.

Come non esiste una divisione così netta fra le storie del primo e del secondo periodo (quello che parte da “Gabriella, garofano e cannella”, per intenderci), che sono pure, a loro modo, politiche, così Mar Morto è sì una novella a sfondo sociale, sulla vita dei poveri pescatori di Bahia, un’analisi delle loro condizioni spietate e un’esaltazione e un preannuncio della liberazione della donna; è tutto questo, ma è anche molto di più.

È un’opera dove c’è la Poesia e la poesia travalica i limiti di ideologia e genere. La lotta di Guma e della bella moglie Livia per la sopravvivenza quotidiana, la vita dei marinai del porto che ogni giorno affrontano le onde coi loro saveiros sapendo che forse è “dolce morire nel mare”, fra le braccia di Yemanjà, la dea dell’acqua, ma c’è il dolore di chi resta; il desiderio della carne e il confine incerto fra l’amicizia e il tradimento; tutto viene trasfigurato e la vita quotidiana esce dalla miseria per trasformarsi in epica.

E Livia che trema ogni volta che il marito esce in mare, Livia che viene da una famiglia di terra; Livia che vuole per il figlio un futuro diverso; dovrà arrendersi al destino o al mare stesso e diverrà essa stessa parte del mare, a timonare sul castello di prora, e la gente vedendola passare dirà: guarda, è Yemanjà !