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Il ritorno di Vladimir Ilic

la banalità del male, in un romanzo a tratti grottesco e allucinato dell'argentino Rolo Diez

Il ritorno di Vladimir Ilic è un libro che da i brividi.

È ambientato nell’Argentina della prima dittatura di Videla, questo è vero, nella fase in cui si passa da un primo conflitto alla tattica della repressione sistematica, i gruppi rivoluzionari e resistenti vengono decimati, sterminati, grazie all’esercito, ai servizi segreti e all’acquiescienza e alla paura della cosidetta maggioranza silenziosa. Ma “Il ritorno” non da i brividi per scene di violenza, tortura o altro, che sono più evocate che descritte, ma per la perfetta ricostruzione di come l’assurdo possa insinuarsi lentamente ma irresistibilmente nella vita delle persone, da una parte e dall’altra della barricata.

Come accade a Carlos Di Gioia, vicecapo del personale della Mercedes Benz, che si trova a dover mantenere i contatti con l’esercito e segnalare i nomi dei sovversivi nella sua fabbrica. All’inizio collabora quasi con riluttanza, poi a poco a poco si convince di stare facendo un’opera di pulizia sociale e che la sua fedeltà va prima di tutto all’azienda (da cui dipendono la famiglia,la bella casa, i viaggi…). Si trova così in un labirinto di decisioni e di bassezze dal quale non può più uscire, fino all’inevitabile finale.

Sono personaggi tristi; è squallido pure il maggiore Araiza, tormentato dalla presunta infedeltà della moglie e dalla scarsa virilità che crede di ravvisare nel figlio maschio. Tristi sono alcuni ribelli, come se la lotta potesse cancellare ogni sentimento di umana pietà e compassione anche verso i compagni caduti.

Per fortuna ci sono i matti, gli anziani, gli emarginati; ed è appunto una strana banda composta da due vecchi, il giovane Vladimir (in cura da una graziosa psicologa, perché depresso) e un impiegato di banca pentito che aiuta gli altri a svaligiare la sua stessa filiale, che da un tocco di umanità e luce a tutto il romanzo.

Non è sempre un libro facile da leggere. A volte i periodi si rincorrono e il testo soffre della sua stessa ricchezza, della sua densità, ma ci sono alcune figure indimenticabili, e dialoghi da segnarsi sul taccuino. E una lezione da non dimenticare: bisogna dire no finché si è ancora in tempo: non aver paura di quello che si può perdere, perché più il tempo passa, più il prezzo aumenta e alla fine può essere davvero troppo salato.
O almeno provarci; che la vita non è un romanzo e non siamo tutti degli eroi.
 

 

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