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Perdere è una questione di metodo

il secondo romanzo di Santiago Gamboa

“Perdere è una questione di metodo”

Da una frase di Luis Sepulveda, Santiago Gambao intreccia una giallo nero in cui un gionalista si improvvisa detective per indagare sulla morte di uno sconosciuto trovato impalato nelle vicinanze di Bogotà. La sua inchiesta si mescola con la sua vita sentimentale e gli appostamenti per seguire i sospetti – la pista di dirige rapidamente verso la mafia delle costruzioni – sono lunghi interludi nell’attesa della chiamata di una donna che forse lo aspetta, fino a quando non si sa. Victor Silampa, così si chiama il giornalista, si trova ad un certo momento minacciato di morte, lasciato da Monica e pressoché ignorato dalla polizia a cui ogni tanto fa rapporto. Per fortuna, poi le cose cambiano, almeno fino a un certo punto…

Vera chicca del romanzo, sono le digressioni del Capitano della polizia Moya, che sta decidendo se farsi adepto di una Chiesa che sostiene che si può dimagrire pregando e leggendo la Bibbia, e a tal fine, prepara il discorso di auto-presentazione, rievocando la sua vita fino all’ingresso in polizia e soprattutto gli innumerevoli dolci e hamburger che l’hanno costellata. L’adipe è rivelatore fisiognomico della torpidità e della pigrizia mentale del personaggio, che però è molto bravo a farsi gli interessi suoi.

È così, fra poliziotti corrotti, giovani prositute che vorrebbero sfondare nello spettacolo, il fido Estupiñán, sorta di Sancho Panza moderno e fidanzate indecise, scorre gradevolmente questo romanzo del giovane (39 anni) Santiago, che attualmente vive fra la natìa Colombia e il nostro paese, e precisamente a Roma.