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La calda luna del Chaco

"Luna calda", di Mempo giardinelli - una conturbante Lolita sudamericana

Questo breve romanzo di Mempo Giardinelli, è un piccolo capolavoro. Tratta di temi universali, come l’amore o meglio il sesso e la morte, il desiderio che offusca la mente e conduce in baratri e abissi insondabili.

È la luna, una calda luna del Chaco argentino, lo scenario nel quale si scatenano passioni fuori controllo. Una notte, il 32 enne Ramiro, appena tornato da Parigi, è ospite di un amico medico, nella sua casa fuori città e non riesce a dormire, pensando alla giovane figlia del suo ospite, la giovane e bella Araceli, che riposa nella camere accanto.

Sentiamo come la descrive Giardinelli, dall’incipit del romanzo:

“Sapeva che sarebbe successo; lo capì appena la vide. Erano anni che non tornava nel Chaco e fra le tante emozioni suscitate con persone perse di vista, Araceli fu come un abbaglio. Aveva i capelli neri, lunghi, folti, e una frangetta altera che le inquadrava perfettamente il viso magro, modiglianesco, dove spiccavano gli occhi scurissimi, rilucenti dallo sguardo languido ma scaltro.”

Una specie di Lolita argentina, insomma, e Ramiro si introduce nottetempo nella camera di lei, la possiede più o meno forzatamente e poi, sconvolto dal suo gesto e dalle possibili conseguenze, la uccide o almeno così crede, soffocandola con un cuscino e raggiunge di soppiatto la sua macchina parcheggiata in cortile; ma in giardino trova anche il medico ubriaco e allora…

Un romanzo sul desiderio e sul senso di colpa, sugli inganni del innocenza e sulla sconfitta del raziocinio dell’uomo di fronte alla natura, incarnata in questo caso in una donna giovane, bellissima e inquietante. Anche un romanzo sulla dittatura, con tanto di ispettori e colonnelli, ma solo di striscio. Forse soprattutto una metafora sulla paura del maschio, colto, intelligente e mondano, di diventare niente più che un fuco il cui unico scopo è inseminare la donna.

“Dammi un bacio”, chiese lei, con voce da bambina. Lui spalancò gli occhi. Il suo cervello era quello di una mosca. Lei chiuse gli occhi e avvicinò il viso, con le labbra socchiuse, per ricevere il bacio, e Ramiro si disse che non era possibile che fosse così innocente e così bella. Ma, al tempo stesso, discostandosi appena, sentì che c’era qualcosa di provocante, di peccaminoso, nella seduzione di lei. Qualcosa di abominevole, che gli faceva paura.

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