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Luis Sepúlveda

narratore e uomo d'azione, il cileno è uno dei più popolari scrittori sudamericani del mondo.

Luis Sepúlveda è nato in Cile nel 1949. Vive nelle Asturie, da dove proveniva un ramo della sua famiglia, ed è autore di romanzi, racconti e commedie. Cominciò a scrivere a scuola, scrivendo e ciclostilando racconti pornografici che poi vendeva ai compagni di scuola.
“Sono certo di aver contribuito non poco all’equilibrio ormonale dei miei compagni di liceo…” dirà poi.

Poi si dedicò a temi più “impegnati”. Nel 1969 vinse il prestigioso Premio Casas de Las Americas, grazie a un amico che raccolse i suoi racconti e li spedì all’Avana, con il titolo di “Cronicas de Pedro Nadie”; con la vittoria si attirò l’invidia e il disprezzo degli scrittori “accademici” e la stima di Francisco Coloane, il suo idolo di sempre.

Membro della Gioventù comunista dal 1964, si diplomò a Santiago regista teatrale, ma nel 1973 entrò a far parte della guardia personale di Salvador Allende. Dopo il colpo di stato di Pinochet, è riparato dapprima in Ecuador, poi ad Amburgo e a Parigi, e infine in Spagna, nelle Asturie.

In Ecuador visse per sette mesi nella selva amazzonica con gli indios shuar, imparando la loro lingua e il loro rispetto per i delicati equilibri della natura. Da questa esperienza, trasse l’ispirazione per scrivere “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore” (1989), dedicato a Chico Mendes, un eroe della difesa della grande foresta sudamericana, uno dei suoi libri di maggior successo.

Un successo però, arrivato quasi per caso: infatti, il libro era stato pubblicato in Spagna nel 1989, ma la tiratura era rimasta quasi tutta in magazzino. Al suo ritorno in Cile, gli amici, per accoglierlo degnamente, si fecero trovare con una copia quasi amatoriale e tutta squadernata che, chissà come, arrivò fino in Francia, dove si trasformò in un best-seller.

In seguito Sepúlveda ha viaggiato molto, in Brasile, Uruguay, Paraguay e Perù, diventando anche per un certo periodo membro dell’equipaggio di Greenpeace. Dal suo impegno ecologista, nacque “Il mondo alla fine del mondo”, (1994) uno dei suoi libri migliori.

Tra gli altri titoli, ricordiamo: “Un nome da torero” (1995) romanzo tra Chandler e Le Carrè ambientato nel mondo dello spionaggio post-crollo del muro di Berlino, Patagonia Express (1995), “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare” (1996), “La frontiera scomparsa” (1996) – che divenne poi anche il nome della collana di Guanda dedicata agli scrittori sudamericani e diretta dallo stesso Sepúlveda - “Diario di un killer sentimentale” (1998), “Incontro d’amore in un paese in guerra” (1997), “Jacaré” (1999), “Le rose di Atacama” (2000).

Dalle conversazioni con l’amico giornalista e scrittore Bruno Arpaia, è nato, nel 2002, “Raccontare, resistere” una lunga intervista in cui lo scrittore cileno racconta se stesso, come uomo e come narratore. Il suo ultimo libro, uscito quest’anno, è “Una sporca storia”.

Sepúlveda riesce a conciliare nei suoi scritti il gusto per la descrizione di luoghi suggestivi e paesaggi irreali con il desiderio di raccontare l’uomo attraverso le sue esperienze, i sogni, le speranze.