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L'ultimo mozzo della Baquedano

di Francisco Coloane

Nell’estate del 1941 lessi su un giornale che la casa editrice Zig Zag indiceva un concorso letterario. Pensai che avrei potuto scrivere un racconto basato sulle mie esperienza di viaggio da Punta Arenas a Valparaiso a bordo della nave scuola Baquedano. Nel giro di quindici giorni scrissi a mano, su due quaderni, quel mio romanzo breve. Allora non possedevo una macchina da scrivere. Forse era anche per questo che conservavo la calligrafia imparata a scuola. Portai dunque, il piccolo testo in tribunale, dove c’erano dei dattilografi che battevano a macchina dietro modico compenso. Avevo bisogno, secondo le regole del concorso, di un originale e tre copie, che spedii alla casa editrice. Mi assegnarono il primo premio. La piccola opera si intitolava “L’ultimo mozzo della Baquedano.

Franscico Coloane narra così, nella sua autobiografia “Una vita alla fine del mondo”, la genesi di questo romanzo breve che lo rese uno scrittore e che fu il primo di una serie di resoconti, epici e immaginifici, ma sempre descritti con dovizia di particolari e informazioni tecniche, da uomo che ha vissuto, sulla vita degli uomini di quei posti alla fine del mondo.

La storia di Alejandro Silva, imbarcatosi giovanissimo da clandestino sulla nave scuola, per sfuggire alla miseria, vivere un po’ di avventure e se possibile ritrovare il fratello scomparso, che ha lasciati soli lui e la madre, vedova di un marinaio. E anche per aiutare la madre e poterla aiutare economicamente, Alejandro si imbarca. Scoperto, viene trattato con indulgenza, anche per il fatto di essere parente di un marinaio e arruolato come mozzo. Sarà l’ultimo viaggio della nave, ormai logora, e l’occasione per ritrovare il fratello nel contesto più impensato.

Un canovaccio eterno, quello del viaggio per mare e della formazione di un giovane in un uomo, che Coloane tratta con potenza selvaggia, senza troppi fronzoli, come un buon falegname che conosce il suo mestiere e fa quello che c’è da fare, senza perdersi in chiacchere.

Federico Guerrini