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I capitani della spiaggia - di Jorge Amado

il libro che anticipò il fenomeno dei "meninos da rua".

I capitani della spiaggia fu scritto da Jorge Amado nel 1937.

In questo libro Amado descrisse con preveggenza, sensibilità poetica e occhio realistico di giornalista, il fenomeno dei “meninos de rua”, i bambini di strada, una piaga che si sarebbe espansa a macchia d’olio, diventando tristemente famosa anche per i terribili “squadroni della morte”, poliziotti e paramilitari, specie di vigilanza privata assoldata da qualche commerciante per risolvere il problema dei ragazzi abbandonati nel modo più semplice: assassinandoli, massacrandoli.

Celebre è restato il massacro della Candelaria di Rio, del luglio 1993, quando otto bambini furono uccisi dagli Squadroni, ma non è stato il più ingente, né il più efferato. Tornando alla storia, Amado ci descrive le vicissitudini di una banda chiamata “i capitani della spiaggia”, che infesta la zona del porto di Bahia, vivendo di piccoli furtarelli e truffe. Fra zuffe con bande rivali, amori fugaci consumati con le negrette sull’arenile, fughe precipitose dalle retate della polizia, la vita di questi ragazzi, diventati uomini anzitempo, si svolge come una lunga condanna a morte.

Oltre alla polizia, devono guardarsi dalle iene benpensanti dei giornali e dai monsignori che hanno occhi e orecchie soltanto per le vecchine pie e bigotte che lasciano cospicue donazioni alle loro chiese. E chi, come Padre José Pedro, cerca di aiutarli, portando un po’ di comprensione e affetto viene redarguito, emarginato, castigato.

Però, anche se la disperazione incombe, dal letame può ben nascere qualche fiore e se molti soccombono, nasceranno la vocazione religiosa del Lecca-Lecca, quella artistica del Professore e quella politica di Pedro Proiettile, il capo della banda e di Barandao.

Non è un libro ottimista e solare come quelli della sua seconda fase narrativa, ma è un testo che ci dimostra ancora una volta la straordinaria capacità di Amado di mettersi nei panni altrui, di condividere con spirito di poeta le pene e le sofferenze dei più deboli e di descrivere magistralmente le ipocrisie e la cattiveria che si maschera da giustizia, di quelli che spesso passano per “i buoni” della morale ufficiale.

Federico Guerrini