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Il decimo inferno

di Mempo Giardinelli

“L’ho sempre saputo, in ogni momento. Ho sempre saputo che quello che stavo facendo era orribile: eppure l’ho fatto. Una volta che mi sono lanciato giù dal cornicione dell’inferno come una palla da bowling che scivola sulla pista e prende man mano velocità e forza, non sono più riuscito a fermarmi. Non importava quanti birilli avrei abbattuto. L’importante era correre.”.

“D’altra parte, un uomo che sta per compiere cinquant’anni e si sente arrivato, nel senso che ormai ha già fatto tutte le cose che poteva o voleva e comincia a provare una sensazione che sta a metà fra la noia e l’inquietudine, ha soltanto due alternative: o comincia a prepararsi per la vecchiaia, soddisfatto per quanto ha fatto o frustrato per quanto non è riuscito a ottenere; oppure spara le sue ultime cartucce e decide di giocarsi il tutto per tutto. Io ho scelto proprio questo. E Gris mi ha fatto da spalla”.

Gris è Griselda, femmina affascinante e sconvolgente, madre esemplare, moglie altrettanto esemplare; unico vizio: la tresca con Alberto Romero, il migliore amico di suo marito, che è poi colui che racconta, il narratore.

Una passione che brucia come napalm tutti i sensi di colpa e i doveri convenzionali; un amore totale e malato di onnipotenza e assolutezza, come tutti i grandi amori. Quasi per gioco, i due parlano di eliminare il marito di lei, e quando si passa dal gioco all’azione, una volta superato il primo limite, diventa facile spingersi sempre più in là, in una discesa nei gironi infernali che fa emergere le componenenti più impensate della loro personalità, in una gara all’ennesima efferatezza, in un vortice di distruzione e autodistruzione per liberarsi da tutti i vincoli dei codici umani e divini.
Giardinelli è maestro nel costruire queste storie che partono da vite comuni, apparentemente banali, che, per un motivo o per l’altro deragliano dagli schemi e spesso, per sfuggire alla noia, quello che trovano in cambio non è la felicità, ma un breve intenso piacere, che si tramuta subito in dolore. Qualcuno direbbe che almeno i suoi personaggi, a differenza di molte vite incolori, vivono pienamente quell’attimo.

Federico Guerrini