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Avana malinconica

il detective Mario Conde di nuovo in azione in "Passato remoto", di Leonardo Padura Fuentes.

A Mario Conde, il detective cubano creato dalla penna di Padura Fuentes, capita spesso di chiedersi chi gliel’ha fatto fare di entrare in polizia. Tanto più se, come in questo caso, gli tocca indagare sulla scomparsa di un pezzo grosso, uno che conosce dalle superiori, che non gli è mai stato troppo simpatico (così azzimato, così perfettino) e che, per sovrappiù, si è sposato la donna di cui da ragazzino era perdutamente innamorato. L’indagine, come negli altri romanzi del cosidetto ciclo delle “quattro stagioni”, con protagonista l’investigatore scrittore fallito, è la scusa per descrivere uno spaccato della moderna società cubana. se in “Maschere” ad essere rappresentato era il mondo degli omosessuali e degli artisti, qui troviamo i pezzi grossi della politica, quelli che anche se c’è l’embargo e nonostante “siamo tutti compagni”, riescono ad avere le cose migliori per godersi la vita.

Gli altri comprimari sono più o meno i soliti: Manolo, il sergente che fa coppia con Mario nelle indagini, il Magro, l’amico di infanzia rimasto paralizzato su una sedia a rotelle per un proiettile ricevuto in Angola, la vecchia Josefina, la madre del Magro (che magro più non è), squisita cuoca.
Entra prepotentemente in scena, però, anche un nuovo personaggio: Tamara, la moglie dello scomparso Rafael Morìn.
Tamara è ancora più bella così, con la sua vestaglia appena abbottonata, le labbra senza rossetto e un lato del viso segnato da una piega del cuscino” Tamara è la donna che fa bollire il sangue al nostro investigatore: lui lo sa e lei pure.

In un’Avana malinconica, di prostitute giovani e scaltre e piccoli delinquenti in crescita, resa ancora più decadente dal gusto amaro del ricordo, si dipana questa storia, a tratti aggrovigliata e confusa, in cui la vittima non fa simpatia, e forse nemmeno l’investigatore.

Federico Guerrini


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