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Un ombra ben presto sarai

un romanzo "on the road", ambientato nella pampa argentina, di Osvaldo Soriano.

Negli immensi spazi della pampa argentina, si aggirano strani personaggi: un ingegnere di ritorno dall’Italia dove era stato in esilio, un acrobata sovrappeso, una cartomante focosa che sogna di andare a vivere in Brasile, un banchiere che vuole giocarsi tutto al casinò.
Dei perdenti, potremmo definirli, che sembrano girare a vuoto nella distesa verde priva di segni di orientamento.
Ma, come dice lo stesso Soriano in un’intervista, “ci sono valori che gli sconfitti di sempre conservano in silenzio: la fratellanza dei solitari, cose che non si possono comprare e vendere né apprezzare meglio con la realtà virtuale. Ciò che riceviamo e trasmettiamo con uno sguardo, una parola. La solidarietà con l’infelice che incrocia il nostro cammino”.

I personaggi malinconici e surreali di questo romanzo hanno in effetti una strana dignità: la loro sconfitta nella vita, deriva in fondo dal non aver voluto vendersi del tutto; nel conservare a denti stretti un barlume di umanità e la capacità di emozionarsi. Personaggi piccoli, che davanti agli immensi fondali diventano dei giganti; donchisciotti senza mulini a vento, Dante e Virgilio riproposti nel rapporto fra l’ingegnere, forse lo stesso Soriano, e Coluccini, l’acrobata obeso che guida l’esiliato di ritorno, in un Paese devastato e irreale, popolato da presenze evanescenti, quasi ectoplasmi.

Il titolo del romanzo deriva da un verso di un tango di Juan de Dios Filiberto, cantato da Gardel, “Caminito”, che dice più o meno “sentiero che allora eri/costeggiato da trifoglio e da giunchi in fiore/un’ombra ben presto sarai/un’ombra così come me”. Soriano, all’epoca in cui aveva ultimato il romanzo, viveva a pochi metri dalla calle Caminito, nel quartiere del Boca, a Buenos Aires. Una notte accese la radio proprio mentre Gardel cantava quella frase del tango; è destino, si disse, il libro deve chiamarsi così.

“Un ombra ben presto sarai” è anche un testo emblematico della crisi di identità di un paese con una delle più alte concentrazioni di psicanalisti al mondo; un paese in cui il meglio di una generazione è stato spazzato via dalla dittatura.
Da questo libro è stato tratto l’omonimo film diretto da Héctor Olivéra e sceneggiato dallo stesso Soriano.
Il film ben ha saputo conservare lo spirito di disincanto, l’umorismo surreale del libro e lo spaesamento dell’”ingegnere”, che torna a visitare un Paese che non c’è più, che ormai porta soltanto dentro di sé; per questo, oltre a essere un viaggio “on the road”, quello di “Un’ombra ben presto sarai” è anche e soprattutto un viaggio interiore.

Federico Guerrini