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La città e i cani

Il romanzo di Vargas Llosa che fu bruciato in piazza dai militari.

Nel romanzo del peruviano Mario Vargas Llosa “La città e i cani”, la città è Lima, ma i cani non sono i randagi che girano per le strade, bensì gli allievi di una scuola militare, il collegio Leoncio Prado. Sono chiamate così le matricole; gli alunni più anziani, ad ogni nuova annata, organizzano il “battesimo” dei cani, a base di umiliazioni varie. L’annata dei protagonisti di questo romanzo, che diede la notorietà a Vargas Llosa e venne in seguito bruciato in piazza dai militari, è però un po’ particolare. Non accetta di subire passivamente, ma, organizzatasi in un gruppo segreto chiamato “Il circolo”, inizia a rispondere colpo su colpo alle angherie dei cadetti più grandi. A guidarli è quello soprannominato il Giaguaro, un tipo un po’ maledetto che non si tira mai indietro se c’è da battersi, odia le spie e il cui passatempo preferito consiste nel prendersi gioco di un suo coetaneo, che tutti chiamano “lo Schiavo”, perché si fa mettere i piedi in testa da tutti. Il protagonista vero e proprio, quello in cui sembrano identificarsi maggiormente il narratore e lo stesso autore (il libro nasce da un’esperienza autobiografica, Llosa era un bambino molto viziato e il padre lo spedì al Leoncio Prado convinto di fare di lui un uomo - ma per il ragazzo fu come scoprire l’inferno) è Alberto, soprannominato da tutti “il Poeta” perché si ingegna a scrivere racconti pornografici per far ridere i compagni e scrive pure, a pagamento, le lettere alle rispettive fidanzate. La vita al Leoncio Prado riflette tutti gli stereotipi legati alla vita militare: il nonnismo, il doversi fare rispettare, l’allievo più debole, la spia, gli ufficiali baldanzosi fuori ma meschini dentro, l’ufficiale severo ma giusto, la punizione esemplare e via dicendo. A fare da contraltare, c’è la città, con i suoi viali, i ragazzi del vecchio quartiere che sono cresciuti e ora guardano con curiosità il loro vecchi compagno di giochi, che credevano si fosse trasferito; le prime storie con le ragazze, l’aria calda e soleggiata di un mondo che, a confronto di quello della caserma, sembra tutto una promessa. Un romanzo mirabile per compattezza e stile, che parla di valori eterni e universali, e di una stagione struggente nella vita di ognuno, un stagione che fugge via troppo presto, anche se sul momento non ci era sembrata granché.

 

Federico Guerrini