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La zia Julia e lo scribacchino

di Mario Vargas Llosa

Ci sono dei momenti, nella vita, in cui è necessario dare un dispiacere anche alle persone più care, per poter vivere la propria storia e non essere solo una copia carbone delle aspettative che altri hanno di noi. È questo il caso di Mario, giovane studente limegno che si innamora della zia divorziata e maggiore di lui di parecchi anni e nonostante lo scandalo dei parenti, la sposa. In un arco temporale ridotto, un romanzo di formazione in cui da giovane sbarbatello senz’arte né parte, il protagonista, grazie anche all’amore della zia, diventa un uomo. Potrebbe sembrare una di quelle soap opera lacrimose in cui alla fine l’amore trionfa e in parte è così, ma solo in parte, perché il tutto è stemperato dall’ironia e da una sottotrama, che per lunghi tratti sembra la trama principale: quella dell’epopea dei radiodrammi in Perù; trasmissioni che, in un’epoca in cui non esisteva quasi la televisione, tenevano inchiodate migliaia di persone per sapere dalla voce degli attori che fine avrebbero fatto gli amori di Tizio o Caio. Mago delle sceneggiature di questo genere narrativo è il segaligno, spiritato, consacrato all’arte e un po’arrogante, Pedro Camacho, dalla cui formidabile penna nascono intrecci che il Paese intero o quasi si ferma ad ascoltare. Il giovane Mario lavoro nella redazione della radio che ha l’onore di dare lavoro al genio creativo di Camacho. A un certo punto, però, qualcosa si rompe nella mente del pennaiolo, e Mario vede con sgomento l’ometto esaurirsi inaridito, incapace ormai di raccapezzarsi fra i molteplici radiodrammi, mischiando i personaggi di uno con quelli di un altro e facendo ricorso a “provvidenziali” catastrofi naturali per liberarsi di situazioni ormai ingestibili. Camacho finirà a curarsi in una clinica pschiatrica,  mentre Mario, dopo un periodo in cui si farà le ossa svolgendo fino a sette lavori contemporaneamente, intraprenderà con successo la carriera di scrittore. Il libro è autobiografico e racconta i difficili inizi della carriera di quello che poi sarebbe diventato uno dei più importanti scrittori latino-americani del secolo scorso (e di quello presente): Mario Vargas Llosa.

 

Federico Guerrini