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Elogio della matrigna

Un romanzetto erotico in cui Vargas Llosa raggiunge una perfezione quasi musicale.

Questo piccolo capolavoro di Mario Vargas Llosa, si colloca nella tradizione narrativa del triangolo erotico, visto però da una prospettiva abbastanza originale: i lati del triangolo sono infatti Don Rigoberto, eccentrico ma innocuo padre di famiglia, maniaco delle abluzioni corporali, che ha elevato alla dignità di un rito; la matrigna, Donna Lucrecia, incarnazione e dimora di ogni piacere; Alfonso, detto Fonchito, figlio adolescente di Don Rigoberto, dall’aspetto simile a quello di un puttino: il volto angelico, i capelli biondi e serici, gli occhioni innocenti. Angelo o demonietto ? E’ la matrigna che corrompe lui o è lui a sedurre Donna Lucrecia ? E di quali astuzie e tortuosità è capace quel volto apparentemente gaio e spensierato ?
Il romanzetto è strutturato in gustosi quadretti, che fanno la spola fra il presente e il passato, fra la realtà e il mito; ad ognuno di essi è premesso un dipinto attinente: così, dopo aver ascoltato Rigoberto che magnifica il posteriore di Lucrecia, attraverso un dipinto veniamo trasportati nel regno di Candaule, re di Lidia, che mostra la “groppa” della sua sposa al primo ministro Gige; verso la fine, invece sono i quadri astratti di Bacon e Szyszlo a guidarci oltre i confini della morale umana. “L’Annunciazione” del Beato Angelico, apre nuove prospettive all’interpretazione.
Con questo suo lavoro del 1989, Vargas Llosa ha raggiunto un equilibrio quasi musicale fra l’azione e il pensiero, fra la raffinatezza del linguaggio, che accarezza i sensi senza mai scadere nel pornografico e la crudezza della trama. Gli stessi personaggi daranno poi vita al recente “I quaderni di Don Rigoberto”.

Federico Guerrini