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Vita e miracoli di Tieta d'Agreste

cosa possono fare gli abitanti del piccolo villaggio di Agreste, contro una multinazionale ? Sorridente e scanzonato ritratto di un paesino minacciato dalla "civiltà".

Le spiagge di Mangue Seco, vicino ad Agreste, sono minacciate: l’azienda Brastanio vuole costruire in quel posto primitivo e meraviglioso, una centrale per produrre biossido di titanio, un tipo di installazione che nessuno al mondo vuole, per via dei suoi terribili effetti collaterali sul paesaggio, sui pesci, sulla natura, sugli uomini. Se il sindaco di Agreste, il giovane e ambizioso Ascanio, è favorevole all’impianto, che vede come simbolo di progresso, oltre che un’ottima opportunità per la sua carriera politica, fra gli altri cittadini la proposta semina perplessità, sconcerto, rabbia. Ma come opporsi ? Sarà Tieta, cacciata ragazza dalla casa paterna per i suoi costumi disinvolti, diventata a San Paolo amante di un industriale e poi direttrice della più prestigiosa casa d’appuntamenti in città, tornata per un po’ di relax nel villaggio natìo, a capeggiare la rivolta, forte anche del prestigio derivatole dalla sua maggiore impresa: grazie ai contatti con gli influenti frequentatori del “Rifugio dei Lord”, la sua casa di piacere, con un paio di telefonate ha ottenuto ciò che non era riuscito ad alcuno: portare i pali della luce elettrica fino ad Agreste. Ovviamente, la famiglia e gli abitanti ignorano l’attuale professione della figliola prodiga rediviva. Nel frattempo, s’infragono cuori, si cornifica e si viene cornificati, antiche amicizie sembrano sul punto di sbriciolarsi e seminaristi adolescenti fanno pratica di donne, tanto da far gridare al buon Puzza-di-Capro, scemo e saggio del villaggio, “O gente, mettiamo al sicuro il posteriore, che la colomba dello spirito Santo è libera per Agreste!…fuoco, pretino !”. Pubblicato nel 1976, questo libro scanzonato ed allegro, evidenzia una volta di più la maestria di Amado, ormai così padrone del linguaggio e dei segreti del cuore umano, da poter quasi fare a meno di una trama e a prendere in giro per primo se stesso, nella persona di un letterato di mezza tacca, vigliacco e cerimonioso, che introduce e inframmezza il libro con improbabili osservazioni e commenti. Da leggere: non è “Teresa” e non è “Dona Flor”, ma è un gran bel libro. Dal testo, è stato tratto un film, girato nel 1995, con la solita Sonia Braga e le musiche di Caetano Veloso, che ha concorso nel 1997 per l’Oscar per il miglior film straniero e in cui fa una breve apparizione anche l’autore.

Federico Guerrini