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Paula, di Isabel Allende.

Il drammatico racconto della malattia che colpì la figlia della scrittrice.

I libri possono nascere in molti modi: nascono dalla passione erotica, dal sogno, dalla violenza, dalla gioia. “Paula” è uno di quei libri che nascono dal dolore. La parola è uno sfogo e uno strale, un esorcismo gettato contro le potenze abiette che costringono alcuni a sopportare lunghe agonie e i loro cari a guardarli, impotenti. Non si creda però che si tratti di un libro noioso o lamentoso. Con sensibilità di donna, l’autrice sublima il dolore per la perdita della figlia, ammalatasi di una rara malattia mortale, la porfiria, inserendolo nel grande gioco della vita, rievocando personaggi e comparse dell’esistenza di Paula e della propria, la genealogia di tutta una famiglia, come già aveva fatto, in forma romanzata ne: “La casa degli spiriti”.
Scorrono così i giorni del giornalismo, il golpe cileno, l’esilio, il primo marito Michael, la noia e la fine della passione, il secondo grande amore, il californiano Willie.

Dov’era Paula prima di entrare nel mondo attraverso di me ? E dove andrà quando muore ?” chiede l’autrice alla madre - “Paula è già con Dio. Dio è colui che unisce, quello che mantiene il tessuto della vita, quello che tu chiami amore“, risponde quest’ultima.

“”Adiós, Paula, mujer.
Bienvenida, Paula, espíritu”

Federico Guerrini