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Miguel Angel Asturias, chi era costui ?

Uno dei creatori del "realismo magico", Premio Nobel nel 1967.

Studioso ed interprete dei miti e delle leggende della sua terra ed insieme romanziere impegnato nelle lotte sociali e politiche del mondo ispanico, MIguel Angel Asturias, Premio Nobel per la letteratura nel 1967, nacque a Città del Guatemala nel 1899. Nato da una famiglia bianca di classe media, fu costretto a trasferirsi all’età di quattro anni con i genitori a Salam, una piccola cittadina di provincia, per sfuggire alla persecuzione del dittatore del momento, il generale Estrada. A Salam visitò spesso la tenuta del nonno materno, dove entrò per la prima volta in contatto con i riti e le credenze degli indios, che poi descrisse in opere magistrali, come “Leggende del Guatemale” (1930), “Uomini di mais” (1949), e “Lo specchio di Linda Sal” (1967). Di ritorno nella capitale, completò gli studi primari e secondari e si laureò in legge nel 1922 con una tesi su “Il problema sociale dell’indio”, tesi poi premiata e pubblicata. Non esercita mai, però, la professione di avvocato.
Nel 1920 era caduta, dopo vent’anni, la dittatura di Cabrera, il cui posto viene occupato dopo poco tempo da un altro dittatore, Josè Maria Orellana. Nei suoi anni da studente, Asturias scrive poemi d’avanguardia, ispirati principalmente al futurismo di Marinetti, collabora a periodici e riviste; milita nel movimento riformista studentesco ed è fra i fondatori e i docenti della Università Popolare del Guatemala, dove tiene corsi di grammatica e insegna a leggere agli operai.

Nel 1921 era stato in visita in Messico, quale rappresentante degli studenti, per la commemorazione dell’Indipendenza del Paese vicino. In quell’occasione aveva conosciuto lo scrittore Ramón María del Valle Inclán, che pubblicò più tardi “Tirano Banderas” (1926), un’opera che ebbe molta influenza su Asturias e fu il prototipo di “Il signor Presidente”, il libro che consacrò Asturias e con il quale lo scrittore guatemalteco iniziò il ciclo del “romanzo di dittatori” nella letteratura ispano-americana.
Nel 1923, Asturias viaggiò alla volta di Londra prima e poi di Parigi, dove, a partire dal 1925, iniziò a studiare seriamente la cultura maya alla Scuola di Alti Studi, sotto la guida dello specialista Georges Reynaud. Basandosi sulla versione Francese di Reynaud, Asturias tradusse in spagnolo i testi sacri delle popolazioni pre-colombiane: il Popol Vuh e “Gli annali degli Xahil”.

I testi maya assimilati in quegli anni furono assimilati nella stesura di “Leggende del Guatemala” ed entrarono a far parte del suo bagaglio espressivo nelle opere posteriori. Un altra componente importante della sua formazione stilistica, fu la conoscenza del surrealismo francese; fu amico di Andrè Breton, l’ideologo del movimento, e di altri illustri surrealisti. Sperimentò la scrittura automatica e quella onirica e adottò il postulato irrazionalista e quello della trasformazione della realtà tangibile in un altra, creata dalla fantasia e dall’inconscio.
Il surrealismo nei suoi romanzi coincide, come disse egli stesso, alla mentalità magica e primitiva degli indigeni, che vivono fra quello che è la realtà e quello che è sogno, l’immaginazione e l’invenzione.

In quel periodo, fra il 1923 e il 1933, Asturias scrisse “Il signor Presidente”, un romanzo che descriveva la corruzioni, gli intrighi del potere e la miseria in cui un dittatore senza scrupoli costringeva a vivere il suo popolo. Per vai delle implicazioni politiche, lo scrittore non potè portare il libro con sé quando, nel 1933, tornò in Guatemala, che a quel tempo era governato dal dittatore Jorge Ubico. La versione originale sarebbe stata pubblicata solo tredici anni più tardi.
La caduta del regime di Ubico nel 1944, portò al governo il Professor Juan José Arévalo, che no,inò immediatamente Asturias addetto culturale all’Ambasciata del Guatemala in Messico, Paese dove il romanzo fu finalmente pubblicato nel 1946.

Nel 1949 esce “Uomini di mais”, nel quale l’autore descrive il conflitto fra le forze della Luce, in questo caso rappresentate dagli indios, e quelle delle Tenebre, incarnate dai colonizzatori che sottraggono con la forza le terre ai contadini per sfruttarle a proprio uso e consumo. In quest’opera, Asturias riesce a coniugare meravigliosamente il mitico-meraviglioso con la dura realtà della condizione indigena.

Nel 1954, quando un colpo di stato militare sostenuto dagli Stati Uniti rovescia il governo colonnello Jacobo Arbenz Guzman, Asturias deve nuovamente andare in esilio in Argentina. Il golpe si debbe fra l’altro alle misure del Presidente Guzman volte a limitare lo strapotere della United Fruit Company, un vero e proprio Stato nello Stato in molti Paesi sudamericani, dove possiede piantagioni in cui i braccianti vivono ancora in condizioni semi-feudali. Guzman nazionalizzò 150.000 ettari di piantagione, che furono immediatamente restituiti dal generale usurpatore.

I succesivi libri di Asturias sono dunque libri di denuncia, in particolare la cosidetta “trilogia bananera”: “Viento fuerte” (1949), “El papa verde” (1954) e “Los ojos de los enterrados”. Allo stesso filone appartiene anche “Week-end en Guatemala”, una raccolta di racconti sulla caduta del Presidente Arbenz Guzman. Queste opere non raggiungono però il livello artistico dei suo capolavori, ma hanno maggiormente valore per il loro sentimento di solidarietà umana e di denuncia dell’ingiustizia e dello sfruttamento.

In seguito lo scrittore tornò ai temi mitologici e fantastici, con opere come “Mulata de Tal” (1963), “El espejo de Linda Sal”, “Malandron” (1969), “Viernes de dolores” (1972). Nel 1967 ricevette il Premio Nobel per la Letteratura, mentre l’anno precedente aveva ricevuto il Premio Lenin per la Pace.
Morì nel 1974 a Madrid, in Spagna, dove si trovava per un giro di conferenze, per un malore improvviso. E’ sepolto a Parigi, al Pére Lachaise.

Federico Guerrini
(dati tratti da varie fonti, in Rete e cartacee)