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Alejo Carpentier

Il grande scrittore cubano e il "real maravilloso"...

Nato a l’Avana nel 1904, da padre francese e madre di origine russa, parlava francese correntemente e trascorse lunghi periodi a Parigi. La sua profonda conoscenza dell’Europa, gli permise di mediare fra la cultura europea e quella ispano-americana e ,allo stesso tempo, di analizzare i vincoli che uniscono i due mondi. La ricerca dell’identità americana, preoccupazione centrale delle avanguardie, è una delle costanti dell’opera di Carpentier. Nei suoi romanzi, l’autore utilizzo tutte le sue conoscenze di storia, letteratura, arti plastiche e musica.
Cominciò gli studi di architettura, che dovette abbandonare, per guadagnarsi la vita come giornalista. Negli anni venti partecipò, con altri giovani scrittori e artisti al movimento afro-cubano, che si opponeva all’europeismo della generazione anteriore. Collaborò alla realizzazione di balletti di tema negro e scrisse poemi ispirati ai riti afro-cubani. Dopo essere stato incarcerato nel 1927 per la sua aperta opposizione alla dittatura di Gerardo Machado, Carpentier di trasferì a Parigi, dove rimase per undici anni, dal 1928 al 1939. Qui si legò alle figure più importanti del surrealismo, collaborò a riviste e periodici e diresse programmi radiofonici. Il suo primo romanzo, cominciato in carcere “Ecue-Yamba-O !” (Sia lodato Dio), fu pubblicato a Madrid nel 1933.

In esso cercò, senza riuscirvi, come ammise egli stesso, di rappresentare dall’interno la cultura afro-cubana. Ritornò all’Avana nel 1939, ma vi rimase solo fino al 1945, anno in cui si trasferì a Caracas. Nel frattempo, aveva viaggiato fino ad Haiti e in Messico; nel corso del primo viaggio, aveva conosciuto la storia di Haiti e raccolto il materiale per il suo romanzo “Il regno di questo mondo” (1949).
Nel prologo di quest’opera, l’autore spiegò la sua idea del “reale meraviglioso”, ossia la sua percezione del continente americano come un mondo nel quale i fatti straorinari meravigliosi e magici sono all’ordine del giorno e fanno parte integrante della realtà.
A questo periodo risalgono pure “La musica a Cuba” (1946) e i racconti che poi includerà in “Guerra del tempo“.

Residente a Caracas, Carpentier viaggiò nell’interno del Venezuela (1947-48), esperienza da cui ricavò il romanzo “I passi perduti” (1953), di matrice autobiografica, nel quale si manifesta un’inquietudine esistenziale. In quest’opera culmina, senza successo, la ricerca da parte dell’artista, di un’America primordiale, un paradiso perduto.
Di tema storico è invece “Il secolo dei lumi” (1962), ne quale sono descritte le ripercussioni della Rivoluzione Francese nei Caraibi e in America Latina in generale.
In seguito al trionfo della Rivoluzione Cubana (1959), il romanziere ritornò all’Avana, occupando incarichi direttivi nelle nuove istituzioni culturali. Dal 1967 visse a Parigi, svolgendo funzioni diplomatiche per conto del governo cubano.

I romanzi “Il ricorso del metodo” e “Concerto barocco“, apparvero nel 1974, dopo una lunga interruzione della sua produzione narrativa. Il primo, il cui titolo è una parodia del “Discorso sul metodo” di Cartesio, descrive il dittatore sudamericano come una forma degenerata del despota illuminato. “Concerto barocco” riflette, invece, l’idea dell’autore che la cultura ispano-americana è essenzialmente barocca. Il libro mostra in maniera umoristica il miscuglio di elementi culturali che l’America restituisce all’Europa, sovvertendo la cultura ereditata per creare nuove forme espresssive.

Verso la fine della sua vita, Carpentier pubblicò due fra le sue migliori opere: “La consacrazione della primavera” (1978) evoca mezzo secolo di battaglie e rivoluzioni, dalla Guerra Civile spagnola alla Seconda Guerra mondiale fino alla Rivoluzione Cubana e alla battaglia di Playa Giròn. “L’arpa e l’ombra” (1979), il suo ultimo romanzo, è una biografia di Colombo che presenta un’immagine demistificata del grande ammiraglio. Come romanziere, Carpentier si distinse per la capacità di ricreare vasti scenari storici e fare la cronaca di vasti movimenti collettivi, il tutto dalla prospettiva storica, culturale e politica del continente latinoamericano.

Morì a Parigi nel 1980.