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Sembianze, di Julio Monteiro Martins

"Premier, lupi mannari, pirati e donnacce. Pagliacci, orsacchiotti, marziani e supereroi. Pazzi scatenati, scheletri, indiani e vu-cumprá. Sugli scaffali o appesi agli attaccapanni, i visi di gomma aspettavano gli occhi dei loro acquirenti..."

 SEMBIANZE


Premier, lupi mannari, pirati e donnacce. Pagliacci, orsacchiotti, marziani e supereroi. Pazzi scatenati, scheletri, indiani e vu-cumprá.
Sugli scaffali o appesi agli attaccapanni, i visi di gomma aspettavano gli occhi dei loro acquirenti. Rughe ed espressioni perfette, di estasi, odio o orrore, chiedevano in prestito sguardi per guadagnarsi la vita e la strada: spaventando la gente, nascondendo identità o liberando i timidi per il pubblico teatro.
Gigi era fabbricante di maschere. Aveva imparato dal padre l’arte di modellare facce nella materia elastica, e perfezionava, con l’abilità delle sue dita e la sua grande memoria visiva, il raro mestiere di fare dagli altri altri. Si credeva più vicino ai sarti e agli scultori che agli operai del Carnevale, e le sue maschere su misura erano spesso richieste da comici della TV, attrici decadenti, politici in campagna e amanti clandestini. Per queste, chiedeva più di tre volte quello che incassava per le maschere ordinarie, vendute a centinaia nelle cartolerie e nei grandi magazzini per le feste di Febbraio.
Gigi era in grado di guardare una faccia un’unica volta e riprodurla in gomma molto simile all’originale. Per raggiungere la perfezione, era sufficiente una seconda occhiata, e i minimi dettagli sarebbero stati ritoccati e corretti. Poiché era un artigiano meticoloso e considerato che il suo conto in banca era sempre al verde, investiva in ogni maschera più tempo di quanto avrebbe dovuto. La qualità del suo lavoro, però, era il segreto della sua fama, e lui lo sapeva bene. La qualità richiede tempo, e Gigi, che conosceva la storia dei grandi artisti, si rassegnava: si considerava a tutti gli effetti uno di loro.
Le sue maschere erano cattedrali di plastica, dotate di un tale equilibrio e una tale armonia che sarebbero passate inosservate da madri e spose, ingannando gli istinti e raggirando le più acute osservazioni. Quanto ai suoi due assistenti, dei giovani apprendisti secondo lui piuttosto ottusi e imbranati, permetteva loro di toccare soltanto le maschere di serie, le più volgari e caricate, e solo per metterle e ritirarle dalle forme, mai per le rifiniture.

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