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I versi del Capitano

Una delle più belle raccolte di versi di Neruda.

“I versi del Capitano” è un libro che occupa un posto particolare nella vasta produzione di Neruda. Prima di tutto perché fu pubblicato inizialmente anonimo, precauzione presa dal poeta per non offendere la prima moglie, Delia del Carril, a cui si sentiva ancora sentimentalmente legato. Questi versi costituiscono infatti un unico canto d’amore, solare e impudente, per la donna che da poco era entrata nella sua vita e che non si sarebbe mai distolta dal suo fianco, nei momenti buoni e in quelli cattivi: Matilde Urrutia. Con lei, nella casa di Isla Negra, il Poeta vivrà forse i suoi giorni più felici, lontano dal desiderio siderale, ma cupo e pieno di dolore delle “Venti poesie d’amore…” e dal puro impegno civile del “Canto generale”, per approdare poi ad una saggezza che gli consentirà di scrivere opere come “Le odi elementari”, con una comprensione così vasta e profonda della vita e del cosmo, da essere capace di vedere la poesia persino nel carciofo, nel limone o nella cipolla.
Neruda pubblicò il libro inizialmente anonimo, dicevamo, nel 1952, mentre si trovava a Capri (dove soggiornò nella casa di Curzio Malaparte), in tiratura limitata
di quarantaquattro esemplari, per gli amici e gli intenditori. Seguì un’edizione argentina, ad ampia diffusione, e l’autore dei versi fu facilmente smascherato, non senza qualche dispiacere da parte di chi vedeva in questi versi “intimi”, un abbandono dell’impegno e della lotta. Timore fuori luogo, perché in Neruda, amore e lotta non sono mai in constrasto: l’amore è anche lotta per un futuro migliore.

Parliamo delle poesie: in questa raccolta ci sono poesie indimenticabili, piccoli capolavori come “La regina”, “L’incostante”, “Bella”, “Il condor” e altre: per la maggior parte sono poesie brevi, fatte di immagini che subito afferrano il lettore, quasi istantanee di un emozione:

Donna condor, saltiamo
su questa preda rossa,
straziamo la vita
che passa palpitando
e innalziamo uniti
il nostro volo selvaggio.

Forse la critica preferisce altre raccolte, come “Residenza sulla Terra” o il “Canto Generale”, ma la sensazione di spontaneità e freschezza irruente che emana da questi versi, non mediata da troppe riflessioni o contorsioni mentali, rendono “I versi del Capitano” un libro prezioso, da tenere in bella vista sul comodino.

Federico Guerrini