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Trilogia sporca dell'Avana

di Pedro Juan Gutiérrez. L'altra faccia di Cuba...

Esiste una Cuba meno solare ed esotica di quella mitica che sorge spesso nell’immaginario collettivo degli italiani: quella tutta salsa, rum, ragazze calienti e divertimento. E non solo per il regime politico, che limita la libertà di espressione e movimento. Esiste una Cuba del crimine, e soprattutto della miseria, materiale e spirituale. Il terreno più adatto perché nascesse uno scrittore come Gutiérrez, che, a guardarlo superficialmente, sembrerebbe una specie di emulo di Bukowsky; e davvero ci sono molte cose in comune. Per cominciare il sottotitolo di questa raccolta di racconti è “Senza un cazzo da fare”, espressione che rende bene la vita quotidiana dell’autore-narratore, ex giornalista ora più o meno disoccupato, che cerca di tenere duro bevendo e scopando, ingannando il tempo, con momenti di poetica lucidità quasi soddisfatta e altri di puro scoramento. Intorno a lui scorrono bellissime fanciulle, turisti stranieri grassi e pomposi, prede da alleggerire dei propri soldi ed anche da disprezzare, jineteras e celle piene di brutti ceffi, le razzie nelle campagne alla ricerca di cibo da rivendere poi in città, poliziotti guardoni e omosessuali in pericolo. L’autore, un po’ come Bukowsky, sta e non sta dentro questo mondo, grazie alla sua maggiore cultura ed ai ricordi di un tempo migliore, e ci sono delle cose per cui, tutto sommato, non cambierebbe vita: intanto il tempo a disposizione: quello per chiaccherare, per scopare, per ubriacarsi; quello che l’amico emigrato in Belgio, pieno di soldi, ma costretto otto ore al giorno tutti i giorni a star dietro ad una macchina, non ha più, e poi le donne, la gente:

Una mulatta incredibilmente graziosa, con un culo sodo, grande, ben collocato. Una mulatta così scompiglia il paesaggio. Non solo per il culo. Per come è. Calda, sensuale, con il vestitino aderente che mette in mostra la pelle color cannella. (…)

E’ per questo che un cubano trova difficile vivere altrove. Qui si fa la fame e si sprofonda nella miseria più nera. Ma la gente è diversa. Come questa mulatta. (…)
E tu sai che è lì e che per un po’ potresti amarla e che sareste felici insieme. FInché dura.

Federico Guerrini