Questo sito contribuisce alla audience di

Alfonso Cortés, vita di un visionario

Nicaraguense, forse l'unico grande poeta metafisico di lingua spagnola, visse nella stessa casa di Rubén Dario.

Alfonso Cortés

(1893-1963)

Nacque a León in Nicaragua, nel 1893 e visse nella stessa casa di Rubén Dario, nella quale diventò pazzo una notte del febbraio 1927.

In questa casa la sua famiglia lo teneva molte volte incatenato a causa delle ricorrenti crisi di furia, in una stanza in cui c’era una finestra dalle vecchie griglie coloniali e si racconta che fu lì che scrisse il poema “Finestra”, originariamente intitolato “Un dettaglio”. Già nel manicomio dove passò gran parte della sua vita, Cortés spiegò ad Ernesto Cardenal che il poema si riferiva agli occhi azzurri di una donna “il cui nome era scritto dentro di lui”.

Particolare il rapporto fra lui e la figura di Rubén Dario: Cortés considerava l’altro “più importante, ma meno profondo”.
Mentre però Dario è noto nel mondo, il nome di Alfonso Cortés è per lo più sconosciuto ai non ispanoamericani.
Il ritratto di Ruben Dario campeggia sulla banconota di maggior valore del Nicaragua, mentre Cortés è noto semplicemente come “il poeta pazzo”. La casa dove entrambi vissero è diventata ora un museo dedicato a Dario, e solo una targa ricorda l’altro poeta, al quale pure era stato dedicato un museo, in una strada adiacente, chiuso però dopo quattro anni per mancanza di fondi.

Gran parte della sua poesia, Alfonso la scrisse in fogliettini minuscoli, a caratteri microscopici, difficili da leggere anche con una lente. Nei momenti di lucidità, trovò anche il tempo di tradurre Baudelaire, Verlaine, Mallamarè, D’Annunzio e Poe.
La sua poesia (detta Alfonsina) è una poesie metafisica, ossessionata soprattutto dal problema dello spazio edel tempo, con molte parole scritte in maiuscolo e con i versi spezzati; una poesia sospesa come in una specie di estasi, piena di sensazioni astratte e confuse che galleggiano nell’atmosfera.
E’ forse l’unico grande poeta metafisico ispano-americano.
Le sue crisi di pazzia seguivano l’andamento lunare e si acutizzavano con la luna nuova. Il primo poema che scrisse dopo essere impazzito fu “La canzone dello spazio”.

E’ sepolto nella cattedrale di Leòn, vicino alla tomba di Rubén Dario: sulla sua lapide, una epigrafe riporta alcuni suoi versi:

Il sogno è una roccia solitaria
dove l’uccello dell’anima fa il nido.

 

Federico Guerrini