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Cento sonetti d'amore, di Pablo Neruda

Il sonetto LXXX. "Da viaggi e da dolori ritornai, amor mio,/ alla tua voce, alla tua mano che vola sulla chitarra,/ al fuoco che interrompe con baci l’autunno..."

LXXX

Da viaggi e da dolori ritornai, amor mio,
alla tua voce, alla tua mano che vola sulla chitarra,
al fuoco che interrompe con baci l’autunno,
alla circolazione della notte nel cielo.

Per tutti gli uomini chiedo pane e regno,
chiedo terra per il contadino senza fortuna,
nessuno speri tregua dal mio sangue o dal mio canto.
Ma al tuo amore non posso rinunciare senza morire.

Per questo suona il valzer della serena luna,
la barcarola nell’acqua della chitarra
finché si pieghi la mia testa sognando:

tutte le insonnie della mia vita intrecciarono
questa pergola dove la tua mano vive e vola
custodendo la notte del viandante addormentato.

De viajes y dolores yo regresé, amor mío,
a tu voz, a tu mano volando en la guitarra,
al fuego que interrumpe con besos el otoño,
a la circulación de la noche en el cielo.

Para todos los hombres pido pan y reinado,
pido tierra para el labrador sin ventura,
que nadie espere tregua de mi sangre o mi canto.
Pero a tu amor no puedo renunciar sin morirme.

Por eso toca el vals de la serena luna,
la barcarola en el agua de la guitarra
hasta que se doblegue mi cabeza soñando:

que todos los desvelos de mi vida tejieron
esta enramada en donde tu mano vive y vuela
custodiando la noche del viajero dormido.