Questo sito contribuisce alla audience di

"Dedica" 2005 in onore di Paco Ignacio Taibo II

A Pordenone.

Paco Ignacio Taibo II

“Scriviamo con la sensazione che nulla di quanto stiamo imprimendo sulla carta avrà mai il potere di cambiare la storia, nemmeno quello di un destino individuale, eppure, allo stesso tempo, con la netta impressione che nell’intricata giungla cittadina di antenne televisive qualcuno ci stia ascoltando e tutto quanto un giorno potrà cambiare”
A pronunciare queste parole è PACO IGNACIO TAIBO II, lo scrittore messicano per il quale Dedica lascia le sponde del Mediterraneo e varca l’Oceano raggiungendo l’America centrale.
Paco Ignacio Taibo II, uno dei più importanti storici messicani, figura di spicco tra gli scrittori latinoamericani che sanno unire sperimentazione letteraria, gusto per l’avventura e impegno sociale e politico e autore, tra l’altro, del famosissimo “Senza perdere la tenerezza” (Il Saggiatore), la più completa e appassionata biografia di Ernesto Che Guevara (vincitrice del Premio Bancarella 1998, uscita nella nuova edizione aggiornata e definitiva nell’ottobre 2004), sarà infatti il protagonista di Dedica 2005.
L’undicesima edizione della rassegna monografica promossa da Thesis e Associazione provinciale per la Prosa prenderà il via come sempre a Pordenone in marzo (2005) con la consueta articolazione in appuntamenti che, attraverso espressioni artistiche diverse, spaziano dalle conferenze al teatro, dal cinema alla musica. E dopo Assia Djebar - che per altro, come già accadde ad Antonio Tabucchi (Dedica 1999) quest’anno figurava nella rosa dei candidati al Nobel per la letteratura - l’attenzione è caduta su Taibo II, capace di alternare saggi ai romanzi e in quest’ultimi, attraverso storie avventurose narrate con una scrittura brillante e un ritmo incalzante, riesce a denunciare soprusi, ineguaglianze, facendo affiorare tutte le contraddizioni della società attuale.
Nato in Spagna nel 1949, Taibo II si è trasferito in Messico nel 1958 con la famiglia, di solide tradizioni antifranchiste. Laureato in sociologia, lettere e storia, ha vissuto da protagonista le vicende del ‘68 messicano. Giornalista dal 1969, ha diretto numerose riviste, è docente di Storia e Antropologia dell¹Università di Città del Messico, attivista politico, sindacalista, romanziere, presidente dell’AIEP (Asociación Internacional de Escritores Policiacos). Nessuna esagerazione: Taibo II è, o è stato, tutto questo. Ma volendo tutte le sue attività possono raggrupparsi attorno a due fulcri: l’impegno politico e la scrittura. E politica e scrittura sembrano far parte del suo patrimonio genetico. Padre e nonni combatterono il franchismo strenuamente e per la difficoltà di vivere in un paese fascista la famiglia Taibo decise di lasciare la Spagna diretta verso quel Messico che aveva sempre accolto gli esuli e gli sconfitti di tante rivoluzioni. A 55 anni Paco Taibo II ha già pubblicato più di 50 libri, accolti con entusiasmo dalla critica e dal pubblico anche in Italia e tradotti in oltre venti paesi. I suoi personaggi sono spesso scrittori o giornalisti, sempre piuttosto “emarginati” ma testimoni di ingiustizie: i più celebri sono il detective solitario e squattrinato Héctor Belascoarán Shayne, lo scrittore di romanzi di genere (El Jefe Fierro), la giornalista Olga Lavanderos (Olguita). Ma, parallelamente, Taibo II è anche uno dei più scatenati agitatori culturali di questi ultimi anni, motore instancabile nell’attività di promozione di una nuova generazione di scrittori latinoamericani, da Daniel Chavarría a Rolo Diez e Leonardo Padura Fuentes, da Luis Sepulveda a Miguel Bonasso e Rubem Fonseca. E’ stato l’inventore - e continua ad esserne direttore artistico – della Semana Negra di Gijon, immane congresso di scrittori di gialli e avventura da tutto il mondo e grande fiesta di massa che richiama un milione e mezzo di visitatori
Intanto, mentre il programma di Dedica è in fase di completamento, l’edizione 2004 della rassegna ha confermato i successi raggiunti negli anni dalla manifestazione. Al di là della straordinaria presenza di pubblico e di importanti riconoscimenti sintetizzati nella medaglia d’argento della Presidenza della Repubblica, o del fatto che ancora una volta eventi nati per la rassegna pordenonese autonomamente sono approdati ad altre prestigiose ribalte (quest’anno è accaduto alla lettura scenica di “Vasta è la prigione” curata da Licia Maglietta), Dedica ha avuto una vasta eco a livello di immagine, risultando presente in tutte le maggiori testate nazionali e in alcuni casi anche europee. Un risultato importante che conferma quanto la rassegna si sia radicata e consolidata, grazie anche a una formula che la rende assolutamente originale nel panorama delle manifestazioni culturali italiane.