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Rosario Castellanos

Una delle maggiori poetesse e narratrici latino-americane del XX secolo...

Poetessa, romanziera, drammaturga, saggista, Rosario Castellanos naque a Città del Messico, mentre la famiglia, originaria del Chiapas, si trovava lì di passaggio.
Trascorse l’infanzia e l’adolescenza a Comitán, una città del Chiapas dove ebbe occasione di conoscere le sofferenze, la cultura e le tradizioni degli indios di etnia tzotzil. In seguito, quando lavorò al Centro di Coordinamento Tzetzal-Tzotzil dell’Istituto Nazionale Indigenista di San Cristobal de Las Casas, approfondì le sue conoscenze riguardo la popolazione nativa della zona. La sua preoccupazione per il mondo indigene, si manifesta nei racconti di “Ciudad Real” (1960), e in due romanzi, “Balùn Canán” (1957) e “Oficio de tinieblas” (1962). Come fece il peruviano José Maria Arguedas, la scrittrice si serve di elementi folclorici e mitici, per donare una voce autentica ai suoi protagonisti.
“Los convidados de agosto”, del 1964, formato da racconti ambientati invece nel mondo della classe media, chiude il cosidetto “Ciclo del Chiapas”.
In queste quattro opere appaiono personaggi femminili di grande rilievo e vigore, che testimoniano un’altra delle tematiche principali dell’autrice: la situazione della donna nella società messicana.

In effetti, “Sulla cultura femminile”, tesi che la Castellanos presentò per laurearsi in Lettere e Filosofia presso l’Università Autonoma del Messico nel 1950, si propose di spiegare perché la donna è stata discriminata nel corso della storia.
Per la critica, più importante di questo studio acerbo, è il saggio “Mujer que sabe latin” (1973). Il titolo rimanda a un detto popolare messicano: “mujer que sabe latin, no tiene marido, ni tiene buen fin”.
In precedenza, l’autrice aveva pubblicato “Juicios sumarios” (1966), collezione di saggi che denota un acuirsi delle sue idee femministe e un’attenzione al destino delle grandi scrittrici (Virginia Woolf e Clarice Lispector fra le altre).
Altri elementi interessanti, sono le raccolte postume di articoli dal titolo “El uso de la palabra” (1974) e “El mar y su pescaditos” (1975).
Il genere che Rosario coltivò tuttavia con maggiore assiduità, fu la poesia.
I suoi poemi sono stati raccolti in “Poesia no eres tu” (1972). In poesia, l’autrice inizia con un tono altisonante per arrivare più tardi ad un’espressione intimista, venata di ironia.
I suoi temi poetici ricorrenti erano: l’amore, la solitudine, la morte, la consolazione.
Il suo femminismo è evidente in poesie come “Valium 10″ e “Poesia no eres tu”; l’autrice giunge poi a un interesse più generale per il miglioramento della vita di tutta l’umanità, atteggiamento evidente in “Livida luz” (1960) e “Materia memorable” (1969).
“El eterno feminino” (1975), un’opera teatrale ambientata in un salone di bellezza, condivide l’ironia delle sue ultime poesie e mostra, allo stesso tempo, come il dialogo fra i personaggi non sia altro che un lungo monologo che riporta alla mancanza di comunicazione ed alla frustrazione nella vita quotidiana delle avventrici. Dello stesso filone fa parte la raccolta di racconti “Album de familia” (1971), in cui spicca “Lezione di cucina”, nel quale una novella sposa si accorge di tutte le obbligazioni che le derivano dal matrimonio: cucinare, tacere, obbedire allo sposo - in modo molto diverso da quello che aveva immaginato prima della cerimonia. Nell’ultima parte della sua vita, Rosario fu ambasciatrice del Messico in Israele,  dove perse la vita, nel 1974, a Tel-Aviv, in un incidente.

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