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Silvina Ocampo: una biografia

Una vicenda umana e artistica molto particolare.

Silvina Ocampo nasce a Buenos Aires nel 1906. Era la figlia minore di sei figlie, di Manuel Ocampo e Ramona Aguirre. Facevano parte di una famiglia aristocratica, come del resto buona parte della generazione di giovani scrittori contemporanei di Silvina Ocampo: Borges, Bioy Casares, ecc. La cosa che accomunava questo tipo di famiglie era la loro formazione culturale tutta europea. Sivina Ocampo studiò musica e disegno a Parigi, con Giorgio De Chirico come insegnante (“Studiai sei mesi con lui. Non era un buon maestro, nonostante il suo talento, perché voleva che dipingessi come lui”).

Nel 1934, tornata in Argentina, conosce Bioy Casares: conosceva, soprattutto, la famiglia perché era molto amica della madre. A quell’epoca Bioy Casares aveva iniziato i suoi studi di letteratura e poi passò a Giurisprudenza. Silvina Ocampo, invece, gli consigliò di dedicarsi alla letteratura e di lasciare gli studi. Nel 1940 si sposarono e Silvina Ocampo era più grande di lui di undici anni. Molti si meravigliarono di questo matrimonio, vista l’avversione di Silvina Ocampo alle convenzioni. Uno dei testimoni del matrimonio fu Borges e altri scrittori. Fu un matrimonio non di quelli fatti in chiesa, con le feste e cerimonie, ma una cosa molto intima, tra amici, con un gruppo ristretto di persone, tutti scrittori che loro conoscevano. Bioy Casares, in una delle poche volte che parlò di lei, disse: “Era la donna meno convenzionale che abbia conosciuto e grazie a lei sono diventato uno scrittore. Era una donna timida, molto riservata, si nascondeva dietro degli occhiali hollywoodiani, e difficilmente rilasciava interviste o si lasciava fotografare”. Quando chiesero a Silvina  perché non rilasciasse interviste, lei rispose che nelle interviste si affermava il trionfo del giornalismo e non della letteratura. Detestava le date, odiava catalogare ed essere, a sua volta, catalogata. C’è una frase che ci fa capire molto del suo pensiero: “Tutta la  vita è un solo istante”, come dire che lei aveva un’indifferenza verso il tempo reale e l’idea di un tempo metafisico, che è poi disseminato in tutta la sua opera e che poi corrisponde a tutto quello che lei affermava.

Silvina Ocampo raggiunge la fama sulla scia di sua sorella Victoria, che è stata la promotrice della cultura argentina dagli anni ’30 fino agli anni ’50 e ’60, nonché fondatrice della rivista “Sur” con la quale diffondeva in Europa e negli Stati Uniti la letteratura argentina: Borges, Josè Bianco, la stessa Silvina Ocampo ed altri vengono conosciuti all’estero proprio attraverso questa rivista. Non solo. Questa rivista faceva arrivare in Argentina moltissimi scrittori stranieri come Henry James, Faulkner e altri, assieme a critici, a tenere delle conferenze, che non erano delle conferenze come le nostre, ma erano un fulcro di creazione letteraria e di scambio culturale.

Pur avendo vissuto spesso a Parigi, Sivina Ocampo scrisse sempre in spagnolo. In una delle poche interviste che ha rilasciato, parlando della sua infanzia dice: “Non sono cresciuta con lo spagnolo ma con il francese e l’inglese. Da quando avevo quattro anni sono stata a Parigi ma l’inglese e il francese li sentivo come idiomi già fatti, costruiti, invece lo spagnolo lo sentivo come qualcosa che bisognava inventare, che bisognava fare come idioma”. Ed infatti, il linguaggio nelle sue opere riveste un’importanza particolare.

Un lavoro organico sull’opera di Silvina Ocampo è inesistente, nonstante l’interesse di numerosi scrittori che hanno scritto i prologhi  o che hanno recensito le sue opere. Lo stesso Borges ha recensito e scritto un prologo ad un dei suoi libri; Italo Calvino ha fatto conoscere Silvina Ocampo in Italia con il libro “Porfiria”, di cui ha scritto anche l’introduzione; Martinez Estrada, che è un critico molto importante, e Alejandra Pisarni, che è una scrittrice tra le maggiori in Argentina, le hanno dedicato degli interventi.

Per quanto riguarda i generi da lei intrapresi, ha scritto essenzialmente poesie e racconti, sia per bambini che per adulti. In collaborazione con Bioy Casares ha scritto un romanzo poliziesco, “Chi ama, odia”. Con Wilcox ha scritto un’opera teatrale, “I traditori”. Ha poi redatto, assieme a Borges e Bioy Casares, un’ “Antologia della letteratura fantastica” e un’ “Antologia della poesia argentina”.

Nel 1954 adottò la figlia naturale di Bioy Casares, Marta. Silvina trattava Marta come se fosse stata sua figlia, forse anche per il desiderio di avere una figlia.

Silvina Ocampo morì nel 1994 di Alzheimer. L’anno dopo è morta la figlia Marta, investita da una macchina. E Bioy Casares è rimasto improvvisamente solo, privato delle due figure femminili più importanti della sua vita.

 

 

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Commenti dei lettori

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  • andrea1

    23 Jul 2009 - 09:47 - #1
    0 punti
    Up Down

    Bell’articolo. Avendo apprezzatto molto alcuni suoi racconti ho cercato qualche informazione in rete e, devo dire, ho trovato molto poco…