Questo sito contribuisce alla audience di

I sette figli di Simenon

Di Ramon Diaz Eterovic.

Intendiamoci: il libro di Eterovic è un buon libro, a tratti molto bello e i personaggi sono tratteggiati con maestria. Godibile anche la trovata del gatto Simenon, sorta di alter ego o coscienza del protagonista.

Per il resto, basta. Basta gialli, basta investigatori disillusi e disincantati che fanno il verso a Chandler senza averne la forza. Basta uomini non più giovanissimi alle prese con ragazzine tenere e spietata, con l’egoismo dell’età e la forza che deriva dal fatto di tenere per le palle il maschietto.

Ci sono molti tratti del libro di Eterovic che ricordano in maniera impressionante “Perdere è una questione di metodo”, di Santiago Gamboa, che forse poteva vantare però uno stile più personale.

Qui sono godibilissimi i comprimari: l’indovina, l’amico giornalaio e factotum, l’americano trapiantato pazzo per la birra. La storia è più o meno la solita del complotto di potenti corrotti che fanno sparire i testimoni compromettenti delle loro malefatte; questa volta in salsa ecologista. Il corpo del reato è infatti un gasdotto da costruire.

Insomma, non male, ma sarebbe il caso, dopo tanti gialli più o meno uguali fra loro, di pretendere qualcosa di più e di meglio da quella letteratura sudamericana che un tempo ci ha fatto sognare.

Federico Guerrini

I sette figli di Simenon di Ramón Díaz Eterovic
Titolo originale: Los siete hijos de Simenon

Traduzione di: Pierpaolo Marchetti
309 pag., 14,46 euro - Edizioni Guanda (La Frontiera scomparsa)
ISBN 88-8246-343-5