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Favela Rising

di Luisa Ramundo. Il film, girato a Rio de Janeiro, traccia un po’ la biografia di un uomo, Anderson Sá e insieme racconta la storia di un movimento, Afroreggae, che Anderson, insieme ad altri, ha fondato. Da "O"

 Jeff Zimbalist e Matt Mochary, come migliori
registi esordienti, hanno vinto con Favela Rising l’edizione 2005 del
festival newyorkese di Tribeca. Poi il 31 luglio è arrivato anche il premio come
miglior documentario al Festival internazionale del film latinoamericano di New
York. Ed un riconoscimento anche al festival di Roxbury il 22 agosto. Favela
Rising
continua a venir selezionato nei concorsi internazionali e segnalato
dalla critica.
Il film, girato a Rio de Janeiro, traccia un po’ la biografia
di un uomo, Anderson Sá e insieme racconta la storia di un movimento,
Afroreggae, che Anderson, insieme ad altri, ha fondato. I registi Zimbalist e
Mochary sono statunitensi come la casa di produzione Voy Pictures. Zimbalist e
Mochary hanno abitato due anni in Brasile durante i quali hanno seguito lo
sviluppo del lavoro di Afroreggae, e, attraverso la fiducia e l’amicizia di
Anderson Sá, hanno potuto accedere alla comunità di Vigário Geral, nota tra le
favelas di Rio come la Bosnia brasiliana, e filmarne la vita quotidiana. Alcuni
bambini della favela hanno imparato a maneggiare la videocamera digitale e molte
delle sequenze rilevanti del film sono fissate direttamente da loro.

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Lo slalom tra violenza e carestia di una favela lascia il tempo per
inventarsi un futuro? Rappresaglie, sparatorie tra gente incappucciata, e, per
quelli che si trovano casualmente a passare, solo la difficoltà di trovare un
riparo, un nascondiglio, farsi aprire una porta per rifugiarsi. Ti ritrovi a
correre nei vicoli, come Anderson Sá, con lo spazio e il tempo ristretti
dall’odio e dalla paura, paralizzato dalla ricerca inutile di tutto quello di
cui avresti bisogno e che per te non c’è. Anderson Sá, uno che ha alle spalle il
trauma di familiari e amici assassinati nella favela di Vigário Geral, dove
abita, ancora piccolo si propone di diventare trafficante di droga, di inventare
un modo per vendicarsi e restituire quello che ha subito. Ed è la strada che
segue. Finché una miscela di frustrazione e utopia gli suggeriscono una vita
migliore, la voglia di cambiare le cose. E’ come girare un angolo. Una musica,
un ritmo, una pulsazione respira e vive nella sua comunità, la condivide con gli
amici di strada, la avverte dappertutto, come una cosa di tutti. Anderson
diventa un artista, crea un suo gruppo musicale. Vigário Geral, che è tanto
spesso nei titoli dei quotidiani per storie di violenza e miseria, diventa
famosa per la musica, la danza che la sua comunità produce, combinando suoni
hip-hop, ritmi di strada e tendenze afro-brasiliane, simboli e bellezza che
malgrado fame e paura, appartiene e somiglia loro, forma un’identità. La musica
diventa lo strumento per cambiare la vita, per iniziare una lotta di
trasformazione. Si mescolano, nel film come nella vita di Anderson e del gruppo
musicale Afroreggae, storie individuali e collettive, di movimenti sociali e
culturali capaci di sovvertire le premesse, affermare creatività, bellezza,
resistenza e trasformazione. Il gruppo musicale Afroreggae, di cui Anderson fa
parte, fonda un nucleo comunitario di cultura, che coniuga la divulgazione della
cultura nera, ai progetti sociali, alla lotta politica per i loro diritti di
cittadini. AfroReggae, il movimento culturale, è una Ong senza fini di lucro,
che promuove soprattutto programmi di formazione culturale in diverse favela
della città, per offrire alternative e liberare il talento dei ragazzi da un
ambiente oppresso dalle organizzazioni di trafficanti di droga, spesso
appoggiate da polizia corrotta. In uno spazio di latitanza delle istituzioni, la
comunità si inventa da sé i modi per condurre la propria battaglia, crearsi
delle opportunità, esprimere le proprie emozioni e i propri simboli, produrre
musica, arte, raccontare la propria storia e ha molto da insegnare in materia di
creatività e resistenza globale. Oggi il gruppo culturale Afroreggae è già
presente in tre diverse favelas e vuole dare respiro a quella cultura comune e
abbattere muri in una città divisa.

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Il co-regista Jeff Zimbalist riferisce in una recente intervista che
vorrebbe usare il film come propulsore di cambiamento e trasformazione,
piuttosto che di successo. Ha tentato di inserire il documentario nella
programmazione delle scuole superiori e nei college degli Stati Uniti.
Jeff
Zimbalist si propone ora di proiettarlo negli slum per stimolare la voglia di
cambiamento, vitalità e fiducia dentro le comunità, per catalizzare risorse
culturali e produzione simbolica autonoma.
La casa produttrice ed i registi
sono in trattative con la HBO per la distribuzione della pellicola in grande
scala.
E Anderson cosa fa? La sua biografia ed il film ce lo mostrano due
anni fa quando, per un incidente di surf, batte la testa, si frattura la colonna
vertebrale e resta tetraplegico. Poi, quattro giorni dopo l’intervento
chirurgico comincia a dare i primi passi. Adesso ha ripreso tutte le sue
attività, un po’ meno scalmanato, ma senza chiudere la porta a nulla.
Lui di
cose straordinarie ci impasta proprio la vita. La sua e quella della comunità.
Perché non si sa mai dietro quale angolo la vita comincia a cambiare.

Luisa Ramundo

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