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Yo no soy gringo

"Yo no soy gringo", di Emilio Rigatti. Ediciclo editore. Un diario di viaggio in Brasile e Colombia, scorrevole e emozionante.

Leggendo questo libro di Emilio Rigatti, insegnante di italiano alle medie e appassionato di bicicletta, viene il dubbio che, del terzetto partito per la “Strada di Istanbul” (titolo del precedente libro, che narra di un viaggio in bici da Aquileia alla Turchia), l’autore, il disegnatore Altan e il giornalista Rumiz, alla fine il meno noto, ma anche il più interessante e umano sia proprio lui, il semi-oscuro Rigatti. Qui abbiamo a che fare con un giovane e spericolato Emilio, in viaggio nell’America Latina, prima per piacere, e poi come operatore della cooperazione internazionale.
Tenendo sempre presente l’insegnamento di Confucio che “il saggio non si sposta di più di cinque miglia dalla sua casa”, ma sapendo in fondo di non essere capace di rispettarlo, (e poi, vuoi mettere che palle, tutta la vita ad Aquileia, tra tombe e sarcofaghi!) Rigatti si butta all’avventura, prima in Brasile e poi in Colombia. La parte dedicata al “pais tropical” è la più ridotta: resta impresso però, il racconto dei quattro giorni di navigazione sul Rio delle Amazzoni, su un battello della compagnia locale, il cui biglietto costa cinque volte meno di quello della nave per turisti. Un motivo, però c’è, come si vedrà. In Colombia, invece, Rigatti trascorre sette lunghi anni, densi di esperienze, di cui la più importante è senz’altro l’incontro con quella che diverrà poi sua moglie: Rosa. E poi, c’è l’incontro con questo paese sudamericano non molto conosciuto, se non per i cartelli dei “narcos”; un paese dove la vita ha un valore diverso che da noi e l’omicidio è la prima causa di morte per gli uomini fra 16 e 50 anni. E quando non viaggi da “gringo”, ovvero non ti muovi in comitiva lungo percorsi più o meno sicuri, lontano dalle miserie quotidiane di un paese in via di sviluppo, è una sorte che può capitare facilmente anche a te.
Un paese dove si incontrano farabutti e piccoli imbroglioni, alcuni provvisti comunque di un certo charme, e delinquenti veri; ma dove si trova anche molta umanità, amicizie che si stringono in un lampo, perché “la vita è breve”, amori intensi che non perdono tempo in cortesie cavalleresche fuori luogo, perché la natura del tropico incendia il desiderio e l’attesa è pesante. Fra una pedalata e l’altra, Rigatti trova il tempo di improvvisarsi ostetrico, di diventare un esperto di ceramiche e ori precolombiani, di farsi truffare un paio di volte, di perdere dei cari amici e di ritrovarne altri, in un gioco di coincidenze talmente incredibile da sembrare inventato. È un libro godibile, scritto in maniera scorrevole, in cui si ride più di una volta e se ne esce con la sensazione di sapere qualcosa in più di quel mondo misterioso che è l’America Latina, di cui spesso si conoscono solo stereotipi e immagini da cartolina.

Yo no soy gringo.
Taccuini sudamericani di coincidenze, truffe e piccoli miracoli

Ediciclo
Euro 14,50

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