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Romanzo fantapolitico latinoamericano

sulle pagine di "Repubblica". Di Gennaro Carotenuto

di Gennaro Carotenuto,
dal sito GennaroCarotenuto.it

L’articolo occupa l’intera pagina 21 della Repubblica di oggi, 3 maggio 2006. L’autore, Omero Ciai, va avanti per una pagina intera con quello che appare un vero e proprio romanzo di fantapolitica: la tesi di base è che i governi di centrosinistra litigherebbero su tutto e si starebbero riarmando fino a rischiare seriamente di provocare delle guerre nella regione. I protagonisti di questo riarmo sarebbero il Cile ed il Venezuela, ma tutti gli altri verrebbero a ruota. L’America Latina sarebbe addirittura il “nuovo bazar delle armi, nuove ed usate”. È un film o ha dei dati, l’articolista di Repubblica? Dove per esempio ha letto che la Bolivia di Evo Morales abbia deciso di spendere una lira in più in armi addirittura fino a costringere il Cile a riarmarsi? Lo sanno i lettori del quotidiano romano che il rapporto tra l’esercito cileno e quello boliviano è di venti a uno?

I grandi quotidiani fanno opinione pubblica. Chi sceglie un quotidiano, sceglie di dare fiducia a quel quotidiano nel formarsi un’idea su una questione, un movimento politico, un problema. A volte il proprio giornale è l’unica fonte d’informazione su un determinato tema. Si legge un articolo e se ne introietta la visione senza pensarci due volte. Se la fiducia è stata mal riposta, se l’informazione è disonesta, i lettori si formeranno un’idea fuorviante. Qualunque sia la linea editoriale del quotidiano o la posizione personale del giornalista, l’etica della professione giornalistica vorrebbe che l’informazione sia informata, verificata e non parziale. Si può sostenere qualunque tesi ma non manipolare i dati in maniera falsa e tendenziosa.

Articoli ed editoriali dovrebbero esporre fatti, numeri e circostanze e non partiti presi, rancorucci e frustrazioni personali. Il più grande quotidiano di centrosinistra italiano, “la Repubblica” di Roma, ha da tempo scelto di presentare sotto cattiva luce i governi progressisti latinoamericani. Qualunque cosa dicano o facciano. E se non fanno nulla, si può sempre inventare. E se non si inventa, si insulta. I dirigenti politici –e i movimenti popolari che da questi si sentono rappresentati- sono per definizione cialtroni, demagoghi, irresponsabili e pericolosi. Adesso vogliono anche la guerra. È un’accusa falsa che potrà tornare comoda prima o poi.

In riferimento al Presidente venezuelano Hugo Chávez, La Repubblica scrive: “il califfo rosso, megalomane quanto il prezzo del barile di greggio, allunga le sue dita un po’ dovunque tra impicci ed impacci”. È giornalismo questo? Sono interessati a questa sequenza di insulti i lettori di Repubblica o meriterebbero un’analisi un po’ più seria sul governo venezuelano e sull’America Latina?

Il Cile è buono, per La Repubblica

Il Cile è costretto a riarmarsi perché è odiato da tutti, scrive testualmente La Repubblica. Sembra assurdo ma è l’unico argomento che viene fornito. La Repubblica mostra un disprezzo così forte per i latinoamericani da sfiorare il razzismo. I latinoamericani sarebbero così stupidi da fare una guerra per odio?
Ammesso e non concesso che così fosse, allora il Cile si starebbe preparando ad una condannabile guerra preventiva. Ma finora è solo il Cile ad armarsi, non i suoi vicini. La Repubblica sceglie di nascondere ai propri lettori che fin dal 2001, il Consiglio nazionale d’informazione della CIA e il Centro di ricerche militari del Cile hanno identificato come «nuova sfida alla sicurezza interna» del Cile e degli Stati Uniti, i movimenti indigeni in America Latina. Non racconta, La Repubblica, dei molteplici viaggi di Donald Rumsfeld a Santiago per incontrare la sua allora omologa Ministra della Difesa. È meglio fare folklore e raccontare che i latinoamericani hanno il sangue “caliente” e sono pronti a farsi guerra per antipatia.

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