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Intervallo - di Gregorio Carbonero

Poeta italo-venezuelano, Carbonero ha un talento naturale per l'uso della lingua

Intervallo - di Gregorio Carbonero

INTERVALLODal finestrino gli alberi stagliati su un confuso mormorio di verdi corrono malfermi, rami e foglie invadono con un brontolio d’ombre e sbalzi di luce.

Esistenza indifferenziata, finchéuna mano non chiude le tendine.Attraverso spiragli una luce consumatarestituisce uno spazio intimo, inclina forme e volumisu un’intimità nuova che sgomenta e si ricompone.

Fuori dallo sguardo c’è un’attesa che si compie: arriviamo.

Ingombri, schiettezze, logorio, nonostante tutto ci indaffariamo. La stazione è in subbuglio, il fremito metallico delle rotaie appena lasciato si assesta nella memoria, e già un destino, si addensa, pesa.

Ci si affretta verso le uscitealtri premono, in senso opposto verso le partenze,caffè e panini per chi ha fretta, su carrelliattraverso i finestriniper chi non si ferma, non scendedai vagoni.

Giornali, piantine, mappe, orari,per gli altri, per iniziare l’approdo alla città.

Passi, passi, abbozzo di passi, e di attese, finché non si raggiungono i varchi della stazione la città è un abbozzo

orari che s’intoppano, minuti che s’accavallano s’inciampa, si arriva o si parte.

Dopo, non appena sul marciapiede, la città salta in aria.

(dalla raccolta “Nervature”, Zone Editrice, Roma, maggio 2006, a cura di Mia Lecomte)