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Amazzonia, di Joao Meirelles Filho

Esce per Corbaccio un monumentale saggio, frutto di una ricerca durata vent'anni.

Geografia e storia, politica ed economia: un affascinante viaggio in un mondo incantato che l’uomo sta distruggendo.

La questione amazzonica è urgente. Gli incendi, la deforestazione, i conflitti per il possesso della terra, l’inquinamento dei fiumi e la sofferenza delle popolazioni locali stanno distruggendo il più complesso e perfetto insieme di ecosistemi del mondo. La vicenda dell’Amazzonia è un susseguirsi di errori enormi. La sete di ricchezza non ha tenuto conto delle conseguenze: in cinque secoli il 96% degli indios è stato decimato e il 20% della foresta è andato distrutto.

Joao Meirelles Filho traccia la storia dell’Amazzonia fornendo un quadro esauriente di tutto ciò che c’è da sapere di una realtà che è diventata un mito ma di cui ben poco si conosce: dimensioni, vita, minacce, situazione politica e sociale. Ma non basta conoscere l’Amazzonia per preservarla. Per fare in modo che continui a esistere è necessario trovare delle soluzioni: perché, per esempio, continuare a insistere con l’allevamento bovino estensivo già responsabile della distruzione di gran parte della foresta? Perché non promuovere l’ecoturismo, perché non estrarre il carbone vegetale dal babaçu (un tipo di palma), perché non valorizzare i prodotti artigianali come il cuoio vegetale o i farmaci naturali della foresta, i pesci dell’acquicoltura e il legno raccolto secondo le regole di una gestione forestale sostenibile? Le soluzioni alla questione esistono, spetta alla nostra coscienza nonché alla nostra sensibilità di abitanti del pianeta Terra fornire le risposte giuste.

Un brano:
“Questo è un passaporto per la cittadinanza amazzonica. È un invito all’azione. Hai dinanzi a te informazioni sufficienti per decidere: o continui, per spontanea omissione, ad appoggiare la deforestazione e il caos sociale, o ti ribelli e agisci con il fermo proposito di promuovere la giustizia e la biosociodiversità.

Il mio obiettivo è molto chiaro: voglio obbligarti a prendere una posizione. Desidero iniettarti il virus della cittadinanza amazzonica. Presentandoti il panorama della regione più ambita del pianeta, ti propongo azioni concrete. Perché non c’è tempo da perdere. Non si può attendere che le prossime generazioni si mobilitino, spengano le fiamme dell’ignoranza e dell’ipocrisia della deforestazione e delle disuguaglianze sociali. Se l’immensità della foresta nasconde la corruzione, l’analfabetismo ambientale e sociale e la mancanza di democrazia, tu non devi essere connivente.

Se non prenderai posizione, non ci sarà nessuna Amazzonia da proteggere…”