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Jaime Saenz, un boliviano sperduto nelle Ande

Il suo romanzo Felipe Delgado, è il capolavoro assoluto della letteratura boliviana, uno dei grandi libri partoriti dalla prodigiosa immaginazione latinoamericana del Novecento.

Questo romanzo di Jaime Saenz, grande scrittore boliviano scomparso nel 1986, è la minuziosa e sconcertante rappresentazione di un altro mondo. Un mondo in cui i rapporti abituali sono capovolti, in cui cessano di avere vigore le normali relazioni tra gli uomini e le cose, e ove das Unheimliche, ciò che è perturbante, come direbbe Freud, è di casa.

È l’America Latina stessa in una formidabile abbreviazione romanzata: ne è il succo, l’essenza piú forte. E non si può affermare di sapere davvero cos’è quella concentrazione di essenza, quell’esplosiva miscela di commedia e tragedia, poesia e ironia, ragione e follia, mistica visionaria che sbreccia il velo di Maya, disincantata rappresentazione dei conflitti vitali che infiammano questo altro mondo prima di essersi lasciati sedurre dalle pagine di Felipe Delgado.

Jaime Saenz - il Mago, lo Stregone, il Maestro di Cerimonie – ci descrive questo mondo e ci incanta, ci irretisce in esso. Ai quattromila metri di altitudine dell’Altipiano boliviano, nella metropoli del mondo piú remota dal mare – la città di La Paz, dove la luce accecante non è che la finzione del buio piú profondo – batte il cuore del protagonista, animato dal motto attribuito a Cristoforo Colombo: “È necessario navigare, vivere non è necessario”.

Sull’onda (improbabile) di questo paradosso – “tanto cuore per cosí poco mare” – e in compagnia di personaggi che sembrano estratti da un campionario di Borges, vive, ama, sogna, scrive, soffre, ride, beve, festeggia e sbeffeggia il dono della propria solitudine, e infine tenta di “strapparsi il corpo” Felipe Delgado…

E ci invita a “navigare” con lui e perfino contro di lui, purché il peso della necessità scompaia e la possibilità di realizzare una vita autentica si riveli nell’accadere – ebbro, delirante, esorbitante, gratuito come un atto di pura dépense – di un istante di “giubilo”.

Un romanzo da godere e assaporare fino all’ultima goccia; una festa (una sbornia) per i sensi e per la mente.

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