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Percorrere questa distanza

di Jaime Saenz

“Io sono il corpo che ti abita, e sono qui, nell’oscurità, e ti dolgo, e ti vivo, e ti muoio. / Ma non sono il tuo corpo. Io sono la notte”.

Questi versi sono gli ultimi pubblicati da Jaime Saenz, poeta boliviano perduto nel cuore delle Ande. Saenz fu sempre e fino all’ultimo Poeta: artefice di modi e di cose, di cose antiche e ultime, di cose autentiche e vere, e per questo eterne. Cose che solo nella prossimità della notte, nell’intimità della notte si possono avvertire, vivere.

Chi abbia la fortuna di imbattersi in pochi versi di Saenz non potrà più dimenticarli: ne avvertirà per sempre l’autenticità e il sapore amaro che li riempie e ci riempie. Rimarranno in noi come un tesoro che, con molto controllo e molta forza, avremo trovato.

Ma un tesoro non sempre viene alla luce, non sempre è destinato ai riflettori del palcoscenico e allo sguardo del pubblico: a volte, se è vero tesoro, torna all’oscurità e all’oblio. Questo è il destino dell’Opera di Saenz: amata, dai pochi che l’hanno conosciuta, e ignorata, allo stesso tempo, dai grandi circuiti editoriali, dai riflettori della Letteratura ufficiale.

Ma questo destino Saenz lo ha percorso sino in fondo, la sua Opera al nero, come per tutti i grandi alchimisti, è cosa clandestina, occulta, mistica.

(dall’introduzione di G. Pizzo)

Jaime Saenz

Percorrere questa distanza

a cura di Giampietro Pizzo

Crocetti Editore

pp. 146, € 14,46

ISBN 88-8306-023-7

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