Non parliamo solo di quella che mostra interni di locali notturni e bevitori assorti (pensiamo a H. de Toulouse-Lautrec, P. Picasso, E. Degas, ed altri che contribuirono a generare nell’immaginario collettivo l’idea della bevanda, compagna degli artisti maledetti), ma anche di quella legata ai manifesti che la pubblicizzarono.
L’esplosione della bevanda, infatti, avvenne in concomitanza con quella delle campagne di manifesti litografici, che furono fra i maggiori medium pubblicitari e artistici dell’epoca. I più famosi creatori di manifesti legarono la loro attività, proprio, a quella delle grandi marche - come Leonetto Capiello (1875-1942), il cui poster Campari rimase (e rimane, tutt’ora) famosissimo, così come l’Assenzio Ducros Fils (1902).
Anche Alphons Mucha (1860-1939) dovette gran parte della sua fama iniziale ai manifesti, come quelli dedicati alle opere teatrali di Sarah Bernhardt o, appunto, a quelli per la casa di champange Moët Et Chandon (Champange Imperial e Crèmant impèrial del 1899).
Henri Privat-Livemont (1861-1936) fu artista belga, la cui fama si deve agli affiches (termine francese) dalla decisa influenza di Alphonse Mucha - come quello realizzato per l’Assenzio Robette (1896) e stampato in milioni di copie, che, oggi, il suddetto immaginario identifica con la bevanda e la sua epoca d’oro, eleggendolo ad icona.
Motivi floreali e nubi di vapori con sottili arbusti come piante, cromatismo incentrato sui colori della bevanda - fra il verde ed il giallo- ed il corpo flessuoso di una figura femminile vagamente mitologica, compongono gli elementi dell’immagine.

Emanuele Lazzarin















