Assenzio... arte da bere - Parte II: La nascita di un manifesto

La fata verde dell'Assenzio, che dimorò in una delle bevande più diffuse fra la fine del '800 e l'inizio del '900 (ma che conosce, oggi, ancora un revival), ispirò, in quegli stessi anni, una vasta iconografia dedicata.

 (1898-1901)Dal passato emergono curiose sorprese, sepolte dal tempo, come quella annunciata dal sito inglese Virtual Absinthe Museum, in merito a due bozze preliminari,a inchiostro, acquerello e pastello per il manifesto dell’Assenzio Blanqui, carico di stile Art Nouveau e dal gusto orientalista, stampato tra il 1898 ed il 1901.
Abbozzi come questi, generalmente, sarebbero stati commissionati da una agenzia di pubblicità e, poi, presentati al cliente per l’approvazione finale, prima che il disegno fosse stato trasferito al lucido per la stampa.
La firma dell’artista “Nover” è un mistero, ma la tipografia che lo realizzò si chiamava “Revon et L. Cie”, situata a Parigi in 93 Rue Oberkamp. L’ipotesi, dunque, è che possa essere stato Revon stesso l’artista (che si anagrammò), o, in alternativa, un anonimo dipendente della ditta.

La seconda immagine vede la stessa ragazza, ma rivolta a sinistra, anziché a destra, e di profilo. Lo sguardo è verso l’alto, dove tiene fra le dita, con leggerezza, un bicchiere di assenzio - come accogliendo una divinità o portando in dono un’offerta (a modo delle altre viste fino ad ora, ma con un tocco di erotismo in più), mentre, attorno al corpo, si espande un’aurea spirituale del colore della stessa bevanda. Il vestito è verde, come nell’immagine finale, ma i capelli son più scuri.
Il manifesto finale, dunque, appare una risultante combinata degli elementi e delle soluzioni delle due preparatorie.

Absinthe BlanquiAbsinthe BlanquiAbsinthe Blanqui

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