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Franca Florio. Una Breve Biografia

"Donna Franca" (1873-1950), come venne chiamata dai siciliani, fu una delle figure di maggior spicco della Belle époque italiana, determinando, assieme al marito (l'armatore Ignazio Florio Jr) gusti e stili della società palermitana, sulla quale la potenza economica della famiglia già aveva attribuito loro un primato. La proverbiale bellezza e l'eleganza suscitarono l'ammirazione di sovrani e principi dell'epoca; poeti ed artisti (fra cui D'Annunzio, Boldini, Caruso...) ne furono ammaliati ed ella, spesso, lasciò la propria traccia nelle loro opere.

Franca Florio - BoldiniNata nel 1873, a Palermo, con il nome di Franca Jacona della Motta dei baroni di San Giuliano, proveniva da una famiglia di aristocratici siciliani. Nonostante il futuro marito Ignazio Florio Junior, figlio di Ignazio Senior, appartenesse alla famiglia che deteneva, allora, il maggior potere economico dell’isola ed apparisse anche per intelligenza e cultura un ottimo partito, le nozze fra i giovani furono inizialmente ostacolate dalla cattiva fama di donnaiolo, che il giovane rampante si portava con sé. Acconsentendo il padre di lei, infine, a 24 anni Franca entrò a pieno titolo nella famiglia Florio, di cui ne ereditò - così come, oggi, noi la conosciamo - il nome.
Negli anni che seguirono, l’impresa di famiglia passò nelle mani di Ignazio Jr, al fianco del quale Donna Franca ricoprì un ruolo fondamentale nella gestione di una fortuna che contava industrie, banche, cantieri navali, numerose e svariate attività commerciali, fonderie, tonnare, saline, cantine vinicole (il famoso “Marsala“), e soprattutto la Società di Navigazione Italiana, una delle più grandi flotte d’Europa. Il sogno di Ignazio Florio e della moglie fu, precisamente, di dare a Palermo e alla Sicilia un ruolo europeo, attirando capitali e investimenti stranieri nell’isola, intessendo, perciò, una rete di rapporti e di amicizie autorevoli e potenti, in cui Franca (che si muoveva con eleganza nella sfavillante vita mondana) giocò un ruolo di primo piano.
Eccola, perciò, in compagnia degli uomini più potenti d’Europa, come in una celebre foto che la ritrae assieme al Kaiser Guglielmo II, e sfoggiare abiti sontuosi ed i gioielli, che il marito (si racconta, ma è dato per fatto) le regalava per farsi perdonare le scappatelle.

Inizialmente il progetto dei Florio sembrò avere successo: Palermo, a cavallo dei due secoli, si arricchì rapidamente e vi fiorirono numerose ville e palazzi Liberty, le arti ed anche la musica con il Teatro Massimo Bellini, progettato da Ernesto Basile - a testimonianza di uno sviluppo culturale, oltre che economico. Fra le opere, non si può non citare la stessa Villa liberty Florio (1899-1902 – nella foto) progettata da Basile e realizzata alla Zisa, quartiere di Palermo - un’opera ecclettica, piena di elementi provenienti da tutto il mondo ed epoche, quasi a testimonianza dei viaggi numerosi, che Ignazio compiva, e del suo cosmopolitismo.

A partire dai primi del ‘900, tuttavia, cominciarono i dissesti: lo Stato Italiano, secondo la politica Giolitti, tagliò le convenzioni alla Società di navigazione Florio, decidendo di concentrarsi sul porto strategico di Genova. Ignazio, perseverando nel tentativo di riammodernare e ampliare i cantieri navali della sua città, investì nell’opera l’intero capitale dei Florio, portandolo, in pochi anni, ad un progressivo disfacimento del suo impero e all’assorbimento da parte delle banche delle proprietà. Inutili furono i tentativi di riaprirsi la strada con nuove iniziative imprenditoriali.
A peggiorare il clima di casa Florio, infine, intervennero anche i lutti di due dei suoi figli.

Perduti gli immobili ed i gioielli, Franca morì con dignità, ma fra gli stenti, nel 1950. Fu negli anni difficili, che, allora, emerse il ruolo che il destino aveva chiamato a svolgere nella famiglia: il tono in grado di dare alla sua storia di grandezze e disfatte, che, come disse Leonardo Sciascia, sarebbe stata, senza di lei, “solitaria e dolorosa”, una “accumulazione di sommessa e inesorabile fatalità”, ma che con lei diventò, invece, “una storia proustiana, di splendida decadenza, di dolcezza del vivere, di affabile e ineffabile fatalità”.

Villino Florio all'Olivuzza  Basile 1899-1902